I meccanismi del bullismo

La minimizzazione, il silenzio, la colpevolizzazione della vittima e il rifiuto.

Si è parlato molto di bullismo recentemente per via del suicidio dell’adolescente Paolo Mendico che ha portato all’attenzione un aspetto sconosciuto ai più e conosciuto solo da chi lo ha vissuto per esperienza: la possibilità che i fatti vengano minimizzati.

E’ molto triste vedere che i genitori di Paolo continuano a sostenere che sia loro che il figlio avevano chiesto aiuto ma si erano trovati di fronte a persone che minimizzavano quanto accadeva. Il rischio in questi casi è che i genitori vengano additati come quelli che disturbano con continue lamentele infondate. Infatti, di fronte alla minimizzazione del problema, sono i genitori ad apparire in qualche modo esagerati, iperprotettivi o paranoici.

Questa però è una pericolosa semplificazione. In generale, la realtà infatti è complessa, fatta di mille sfaccettature, intrecci, interessi, insegnanti a volte inadeguati, e non si può giungere a conclusioni così affrettate.

Mentre per il caso di Paolo sono ancora in corso le indagini penali per istigazione al suicidio e devono essere accertate eventuali responsabilità da parte della scuola, a giudicare dalle testimonianze scritte nei commenti ai post pubblicati online da varie testate giornalistiche sulla vicenda, pare che molte famiglie si siano trovate in una situazione simile a quella denunciata dai genitori del ragazzo suicida.

Sono molti i commenti che parlano di come i genitori dei ragazzi accusati di bullismo spesso reagiscano minimizzando o negando e si sentano offesi e accusati ingiustamente. Dai commenti emerge anche che spesso questi genitori si sono trovati davanti insegnanti che hanno minimizzato i fatti nel timore che la scuola perdesse iscrizioni.

E poi c’è quel meccanismo superficiale che porta a pensare che se quel ragazzo è isolato dai compagni, magari è perché è lui ad avere qualche problema e a quanto pare, nemmeno i professori, non me ne vogliano quelli che invece fanno molto bene il loro lavoro, sono immuni a questo meccanismo. 

Per cui, alla fine, la vittima di bullismo si trova accerchiata da una schiera di persone che, o con il loro silenzio o con un giudizio sotteso è come se gli dicessero  in continuazione che in fondo in fondo, se lo merita. In inglese si chiama the circle of bullying. E a questo punto il bambino o ragazzo bullizzato potrebbe iniziare a pensare che sia colpa sua, di non valere niente, di non essere simpatico a nessuno, di non poter vivere in una società che lo rifiuta e che questo non cambierà mai.

Quante volte attraversiamo dei brutti momenti? Ma sappiamo che prima o poi tornerà il sereno. I ragazzi hanno meno esperienza e, non trovando aiuto, possono pensare che la situazione non cambierà mai, perché quello è il loro mondo ed il mondo, la società, si sta comportando in quel modo nonostante i tentativi di far finire quel brutto gioco. Nessuno può vivere in un mondo in cui non si sente accolto ed apprezzato.

Il silenzio acconsente,  alimenta e avvalla. E’ il silenzio attorno al bullismo che uccide, perché il bullo sarà anche un debole, ma tutti gli altri no. Gli adulti sono i veri responsabili, quelli che non bloccano i meccanismi di imitazione tra ragazzi, i quali si uniscono al bullo, magari per non essere a loro volta esclusi dal gruppo, ed i genitori che, oltre a non aver fatto crescere i figli con una buona intelligenza emotiva (empatia), e a non avergli  trasmesso l’importanza di rispettare il prossimo, continuano a minimizzare e non cercano di rimediare neanche dopo. Fondamentalmente si tratta di enormi fallimenti educativi, di bambini e ragazzi senza la minima consapevolezza della sofferenza altrui.

Nel 2024, un sondaggio ha indicato che in Italia un ragazzo su 5 è vittima di bullismo o cyberbullismo, un problema educativo serio dunque, nel nostro paese.  Ci sono diversi tipi di bullismo: fisico, verbale, cyber e sociale. Anche l’esclusione è bullismo. I ragazzi hanno bisogno di socialità, non possono vivere esclusi dai loro pari. 

Ogni volta che un adolescente si toglie la vita si parla di sensibilizzare i giovani. Ci sono genitori che girano le scuole per parlare con i ragazzi. Sul caso di Andrea Spezzacatena, anche lui morto suicida, nel 2012, è stato girato anche un film: Il ragazzo dai pantaloni rosa. Si parla con i ragazzi per convincerli che è sbagliato, ma non si parla mai con i maggiori responsabili: gli adulti che stanno in silenzio e fanno finta di non vedere e quelli che minimizzano o negano.

A loro volta però anche gli adulti possono essere vittime di bullismo. In questo caso si parla di mobbing ma le dinamiche sono le stesse. C’è il bullo, ci sono quelli che partecipano, i sostenitori che approvano ma non partecipano direttamente e quelli che non approvano ma stanno in silenzio perché pensano che non li riguardi. L’adulto ha strumenti che gli permettono di non cadere nell’ auto-colpevolizzazione. Ha consapevolezza del mondo, ha già costruito i suoi rapporti di fiducia anche al di fuori della famiglia, conosce le dinamiche sociali e sa cosa ha di fronte ed anche come eventualmente uscirne. I ragazzi ed i bambini no e per questo andrebbero protetti. Non si dovrebbe mai minimizzare tanto più che prima si interviene e più facile è rieducare.

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