Non conforme: la solitudine di chi crede ancora nei valori

Vivere da “solidi” in una società liquida: da Confucio a Bauman, cronaca di un naufragio etico.

“In una società liquida, l’unico valore solido è l’opportunità del momento.”Zygmunt Bauman

E’ di questi giorni la notizia di un padre ed una madre che hanno denunciato le insegnanti accusandole di aver falsificato i quaderni del figlio per ottenere una maestra di sostegno, in quanto, il numero di bambini nella classe era sceso sotto la soglia minima di 15 e la legge ammette la deroga sul numero dei bambini solo in presenza di almeno un bambino con bisogni speciali. E’ l’unico caso in Italia? Temo di no. 

La domanda è: come siamo arrivati a questo punto? Come possono persone che hanno il delicato compito di accompagnare dei bambini nel loro percorso di studio ma anche di formazione come individui e di inserimento nella società, fare questo e sentirsi nel giusto, sentirsi moralmente autorizzati? 

Per Confucio la tradizione stabiliva gli standard di eccellenza cui ognuno deve tendere. Oggi io ho la netta impressione che non esista più nessuno standard etico di comportamento. Temo non esistano più una morale, un’etica che siano fortemente condivise a livello di società e quindi in grado di influenzare comportamenti sociali. 

Si sta verificando quello di cui il sociologo Sygmunt Bauman parla nei suoi saggi “Amore liquido” e “Società liquida.” Lo vedo prendere forma intorno a me ogni giorno.  Mi capita spesso di sentirmi profondamente diversa e anche di subire giudizi estremamente superficiali, che non riesco a collocare in una morale cristiana o confuciana, al punto che mi domando se esista ancora una distinzione netta tra bene e male a livello di percezione comune. 

Più che nel torto, mi scopro ‘non conforme’. Una non conformità che non è ribellione, ma fedeltà a un baricentro che il mondo intorno a me sembra aver smarrito. Mentre la società liquida celebra l’adattabilità a ogni costo, la coerenza diventa una colpa, un ingombro che impedisce di scivolare velocemente tra le convenienze del momento.”

Se fino ad una trentina di anni fa i valori erano fissi ed indiscutibili, erano un perno attorno a cui ruotavano il pensiero e le scelte, oggi i valori e le identità sono liquidi. 

E infatti siamo passati dal concetto di relazione a quello di “connessione.” 

Ci siamo abituati alle connessioni che sono facili da stabilire ma, soprattutto, facili da interrompere. Se la relazione era qualcosa che andava costruito nel tempo, alimentato da stima reciproca e rispetto e tutelato, adesso la connessione diventa un atto veloce e limitato nel tempo e la relazione perde di valore in virtù di un’interesse temporaneo. Finché mi serve. 

In virtù di una libertà individuale portata all’eccesso, la vita diventa una serie di scelte di “mercato”. 

Tutto cambia forma in continuazione, persino l’identità diventa un abito da cambiare continuamente. Scegliamo e cambiamo a seconda di ciò che ci fa comodo, e non abbiamo più il coraggio di dire cosa è giusto e cosa è sbagliato.  In questa società, la non conformità diventa una forma di resistenza etica.

E le tradizioni? Confucio identifica nei riti e nelle tradizioni il collante della società, ciò che, attraverso la ripetizione, entra nell’animo, che così ne comprende l’importanza ed il valore. Lo scopo ultimo delle tradizioni e dei riti era l’armonia sociale, che oggi vedo invece sacrificata in favore di una libertà individuale, una libertà che non vuole essere limitata da una coerenza morale. Difatti una coerenza morale sembra non esistere più. Si può continuamente venire meno a ciò che sarebbe moralmente corretto senza per questo subire un sentimento di riprovazione, perché tutto si azzera e si riforma in continuazione. 

Una cosa rimane però: tutti, ma soprattutto genitori ed insegnanti, siamo prima di tutto “modelli etici.”  L’esempio che diamo ed il messaggio che passa alle nuove generazioni resta, e prima o poi ne pagheremo le conseguenze. La mancanza di principi saldi non può portare che al disordine, alla normalizzazione dell’abuso di potere, del sopruso, della violenza psicologica, della calunnia in nome di una libertà che mina l’armonia della società e la sicurezza individuale. Se le società solide di Confucio e quella cristiana, proclamavano il rispetto e la responsabilità verso l’altro, questa società liquida mette al centro la soddisfazione del sé ed un sentimento di opportunismo chiamandolo elegantemente: “libertà”.