Autore: redazione

  • Spendere poco ma i danni chi li paga? Le estetiste su groupon.

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    Affronto un tema più leggero, diciamo, ma nemmeno poi così tanto perché si tratta della nostra pelle e delle nostre tasche.

    In questo periodo vanno molto gli acquisti su portali come Groupon perché permettono di risparmiare, e siccome soldi ce ne sono sempre meno, soprattutto per cose che rientrano nel divertimento e nel superfluo come ristoranti, viaggi e trattamenti estetici uno ci prova ad acquistarli lì. Il pro è che si risparmia, il contro è che si compra a scatola chiusa. Per questo motivo mi ritrovo con due piccole cicatrici su di una gamba regalatemi da un'estetista di Milano che come risarcimento mi ha fatto, e solo perché ho insistito, una seduta e mezzo gratis. La signorina mi ha ustionata con il vetrino della luce pulsata, non con il raggio di luce ma con il vetrino incandescente, sia chiaro. Non contenta, ci ho voluto riprovare lo stesso ed ho acquistato un altro pacchetto, questa volta a Busto Arsizio. Anche qui le signorine si sono rese protagoniste di numerose perle che mi hanno convinta a mandarle a quel paese ed a chiedere immediatamente il rimborso a Groupon. Ho l'abitudine di fare almeno una telefonata prima di acquistare ed anche questa volta l'ho fatta.  La segretaria al telefono mi aveva suggerito di acquistare il pacchetto più costoso, gambe intere, anche se l'inguine l'avevo già trattato con successo da un medico, perché loro mi avrebbero sicuramente trattato in cambio un'altra zona piccola. Compro. Mi danno un appuntamento pre-seduta durante il quale apprendo che lei deve chiedere alla titolare se questo è possibile.  La titolare acconsente ma solo per i baffetti, non può fare di più. Eh già poverina, i soldi però se li prende . . .  Dopo questo mi dicono che loro per effettuare il trattamento utilizzano due creme della NeoD-Derm, che naturalmente dovrei comprare, ed inizia una solfa sui peli incarniti, mi guarda la gamba e dice che ho la pelle "cheratinizzata" (non facevo la ceretta da un mese almeno, non c'era l'ombra di un pelo sottopelle) però lei insiste con saccenza che la mia pelle è cheratinizzata e di conseguenza mi crescono i peli sotto pelle. Compila anche un modulo in cui barra il campo "pelle cheratinizzata", a fianco c'era quello di "pelle idratata". Dunque io avrei proprio bisogno della crema idratante . . . Allora, vediamo un po', io ho pagato per un trattamento, vado lì e scopro che per effettuarlo devo comprare due creme? Roba che non costa poco, per intenderci e che servirebbero ad assottigliare la cute, e che sicuramente contengono paraffina. Tra l'atro la suddetta crema me l'avevano già rifilata anni fa in un centro Vanity Line ed a mio parere non aveva dato un gran risultato. Ora, ricapitoliamo, una che non è dermatologa, ti guarda la gamba e ti dice che hai la pelle cheratinizzata per venderti una crema. Ma tutti gli strati di pelle superficiali sono cheratinizzati in quanto impermeabili! La tentazione era di mandarla a quel paese subito ma resisto e dico che mi assumo io la responsabilità dei miei eventuali peli incarniti. Naturalmente prima del trattamento viene richiesto di radersi con la lametta, cosa che, favorisce l'incarnimento dei peli e che  mi piace poco perché se poi la zona non viene trattata bene e interamente, il risultato sono peli peggiori di prima (come l'estetista di Milano che mi depilava tipo dalmata e diceva che la luce pulsata era così!). Ed aggiungo la pelle dopo la lametta è irritata, non è proprio il caso di sparaci sopra un laser. Il medico in effetti tutt'al più scorcia i peli o aspetta una ricrescita di due, tre mm dopo la ceretta per effettuare il trattamento. All'appuntamento per la seduta mi presento con le gambe rasate, tranne nelle zone della coscia in alto dove c'è solo una leggera peluria ed i baffetti naturalmente, per la maggior parte peluria. Le esperienze, le letture ed i colloqui con il chirurgo plastico che mi ha trattato inguine e braccia, mi hanno insegnato che il laser essendo foto-sensibile, intercetta i peli più scuri, la peluria è troppo chiara per essere intercettata, (tanto più dai macchinari delle estetiste), quindi ti ritrovi che prima avevi la peluria, poi a forza di rasoio ti cresce un bosco. Loro insistono che devo radermi altrimenti mi possono bruciare la pelle. Il fatto è che la pelle non si brucia, al massimo si irrita un po', poi molto dipende dal tipo di pelle, che naturalmente loro non sanno valutare, e dalla regolazione del laser, che loro non sanno regolare perché le loro competenze sono limitate. Ma quello che infastidisce di più è la saccenza di queste sciampiste ignoranti che se la tirano da dottori e rischiano invece solo di fare danni. Di sicuro loro non mi passano uno dei loro rasoi sulla pelle, la pelle è la mia. Ma perché permettono alle estetiste di effettuare questi trattamenti? Dovrebbe essere vietato. Ed ora Groupon non è detto che rimborsi, probabilmente emetterà un buono come ha fatto per la certificazione energetica che il fornitore del servizio si è rifiutato di fare perché il suo socio non lavorava più con lui. Ma questa volta avranno filo da torcere.

    di Cinzia Bascetta

  • Smart/Debt City o semplicemente Intelligent City?

    Resoconto di un incontro…

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    Il 18 ottobre allo SMAU
    di Milano
    , dopo aver premiato le città italiane che si sono distinte
    per i casi più innovativi di sviluppo intelligente, si è tenuto il
    convegno dal titolo "La via italiana alle città intelligenti" moderato da Federico Pedrocchi.

    Tra le innovazioni per
    cui tre città hanno ricevuto il premio ci sono cose come una smart card che permette, di gestire la
    raccolta rifiuti (comune di Venaria Reale- Torino) oppure un sistema
    di localizzazione di vaporetti ed autobus per comunicare eventuali
    ritardi o variazioni di percorso (comune di Venezia) ed un sistema di
    rilevazione capillare dell'inquinamento (comune di Trento e Arpa).

    Se già potremmo dire che i contenitori per rifiuti automatizzati sono molto costosi, per non parlare della manutenzione che richiedono e della possibilità di atti vandalici, ci sono altre innovazioni premiate che ci
    fanno un po' pensare se non preoccupare come il progetto di cittadinanza digitale, che
    vuole attribuire a tutti un codice e che permette di effettuare dei
    pagamenti attraverso il cellulare perché, magari no, ma ci sembra
    l'anticamera dell'eliminazione della moneta su carta in favore di
    tutte le transazioni controllate attraverso le banche che già hanno parecchio potere.

    Tornando al convegno,
    sono intervenuti alcuni sindaci tra cui Boccali, sindaco di Perugia
    che ha tranquillamente dichiarato che tutti i progetti di smart city,
    grazie al patto di stabilità, possono essere considerati "cose
    di fantasia". Il concetto è stato ripreso da Fassino, sindaco
    di Torino che oltre ad aver parlato del bisogno di una strategia per
    fare un salto culturale e tecnologico ha ricordato che le risorse
    pubbliche sono andate via via diminuendo. Dal bilancio di un miliardo
    e trecento milioni lo stato ha tagliato duecento milioni. Fassino ha
    dichiarato che il 55% della spesa pubblica è statale, mentre il 45%
    è destinato al territorio tra cui, la spesa per i comuni, è la più
    bassa. Questo 45%, a suo parere, è insufficiente per risanare il
    territorio. (Bisognerebbe chiedersi cosa fa lo stato con il restante
    55% oltre a comprare armi, finanziare progetti inutili in paesi
    lontani e finanziare cose come la Tav n.d.r.) Per le smart city, continua
    Fassino, da due anni a questa parte si è fatta solo della
    sperimentazione. Sono tante le imprese che continuano a proporre
    progetti da sperimentare ma si rischia di fare niente di più che un
    "presepe" ovvero un quartiere con una panchina
    intelligente, una cabina intelligente etc . . . Il sindaco di Torino
    sostiene che bandi e fondi europei siano una risorsa ed ha parlato
    anche di un'agenda digitale per costruire una regia sul territorio.
    Ha sollevato poi il problema della pubblica amministrazione che,
    avendo una struttura verticale, bloccherebbe tutti i processi mentre
    per le smart city occorrerebbe più flessibilità. Insomma tanti sono
    gli ostacoli da superare a cominciare da quelli burocratici ma a quanto pare quello
    maggiore è la carenza di FONDI. Ed ecco allora che Cristina
    Farioli
    , direttore sviluppo e innovazione IBM Italia, dopo aver
    parlato della necessità di progetti trasversali che coinvolgano
    tutti gli assessori di una amministrazione in quanto all'interno di
    una città non si possono separare ad esempio il piano urbanistico
    dal problema dell'inquinamento o dal tema del turismo e così via ed
    aver ricordato il Roadmap tenutosi a Siracusa con l'amministrazione
    cittadina e la partecipazione di 16 esperti internazionali, annuncia
    che IBM lancia un progetto di sostenibilità con il contributo di una
    BANCA.
    Ecco che arriviamo sempre lì, non ci sono soldi ma noi li
    chiediamo alle banche e visto che questi progetti non sono cose su
    cui un investitore può lucrare direttamente, come ad esempio, la
    gestione delle autostrade per cui l'investitore incassa il pedaggio,
    temo che questo abbia l'unico effetto di aumentare il debito dei
    comuni.
    E chi paga alla fine sono sempre i cittadini finché i comuni
    saranno costretti a cedere le nostre risorse alle banche o altri
    privati in grado di pagare il debito. Non vi fa pensare subito ad
    esempio alla storia della privatizzazione dell'acqua e della gestione
    dei rifiuti? Alla fine il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, riporta
    tutti su un piano più saggio e razionale. La città intelligente non
    è solo tecnologica
    , Cosenza, dice lui, ha un centro storico
    bellissimo posto su di una collina ma tutto intorno sono stati
    costruiti quartieri dormitorio, alienanti casermoni senza servizi.
    Teme, il sindaco, che l'utilizzo di una regia che applichi soluzioni
    standard e che non tenga conto delle particolarità del territorio
    possa solo peggiorare questa situazione. Mario Occhiuto ci ricorda
    che sarebbe molto intelligente riappropriarsi delle buone pratiche
    del passato ad esempio pensare alla fruibilità degli spazi pedonali,
    fare investimenti culturali affiancare alla tecnologia anche cose
    semplici come il corso pedonale intelligente. Eh sì, tra rilevatori
    e centraline per questo e quell'altro, molte legate al problema della
    viabilità, ci si scorda che sarebbe molto più semplice avere tutto
    a misura d'uomo ed a Km zero, così le persone camminano,
    s'incontrano, fanno la spesa e non inquinano. Perché pagare molto per un cassonetto intelligente quando si può fare la stessa cosa con una cultura del rifiuto ed un sistema di raccolta porta a porta? Queste cose sì che sono
    intelligenti! Aumentano l'impiego ed i costi sono molto più contenuti e soprattutto
    intelligenti.

    di Cinzia Bascetta

  • Partiti ed Aziende

     
    Aziende e partiti

    Non poche aziende italiane nella loro
    vita (e morte) hanno seguito nella loro gestione un cammino comune
    che li ha portati ad attraversare quattro fasi.

    La prima, quella della nascita, in cui
    dei TECNICI, vale a dire persone che conoscevano bene il
    prodotto che avevano essi stessi progettato, hanno dato inizio e
    portato al successo l'azienda, grazie alla loro competenza ed anche
    alla dedizione al “figlio” che avevano allevato.

    Il successo della piccola-media
    industria in Italia è dovuto a questo tipo di gestione, più che
    alle dimensioni che rendono difficile oggi la competizione sul
    mercato.

     

    Nella seconda fase, vuoi per
    l'abbandono dei titolari o perché il successo ha ingrandito
    fortemente l'azienda rendendone eccessivamente complessa la gestione,
    questa passa ai MANAGER, persone che si assumono il compito di
    gestire l'azienda e non possiedono per lo più conoscenze tecniche.

    L'obiettivo primario del manager è
    focalizzato al proprio interesse, anziché all'azienda, e,
    soprattutto se nel frattempo questa si è trasformata in società per
    azioni, la mancanza di una reale forma di controllo nei confronti dei
    manager la rende indifesa di fronte alla predazione.

     

    Se per un qualsiasi motivo, crisi del
    mercato o incapacità del manager, l'azienda entra in crisi, vale a
    dire che non riesce a vendere i suoi prodotti, inizia la terza fase e
    l'azienda viene affidata al VENDITORE. Ancor
    più del manager il venditore, da sempre motivato tramite premi, ha
    il danaro per sé stesso in cima ai propri valori e, dato che è
    sempre stato misurato sul fatturato, gestisce nello stesso modo
    l'azienda.

    Così avviene di tutto: vendite in perdita anziché in attivo,
    vendita di prodotti con termini di consegna e prestazioni
    irrealistiche, quando non si ricorre a trucchi come fatturazioni a
    dicembre disdette a gennaio. E così in breve l'azienda si ritrova di
    fatto fallita.

     

    Inizia
    così la quarta ed ultima fase dell'azienda che viene affidata ad un
    FINANZIARIO, a
    volte imposto dalla banca che ha concesso il prestito, a volte il
    direttore amministrativo, e l'azienda viene salvata dalla bancarotta.
    La ricetta è quasi sempre la stessa: vendita delle partecipazioni,
    concentrazione sul “core business”e, soprattutto, una drastica
    riduzione del personale. Molto spesso queste misure finiscono per
    uccidere il futuro.

    A questo punto l'azienda è di fatto proprietà della banca e lavora
    per pagarle gli interessi sul debito, sapendo che non riuscirà mai
    ad estinguerlo, .

    E così il finanziario continua a gestire l'azienda al servizio della
    banca e, poiché spesso non ha nessuna conoscenza del prodotto, del
    mercato, di come si gestisce un'azienda, il tutto si risolve nel
    prolungamento dell'agonia.

    Inoltre, tutto questo genera fenomeni viziosi: i tecnici sono portati
    al disprezzo dei gestori per la loro incompetenza e questi si
    circondano di “fedeli” anziché di competenti. Purtroppo nessuno
    è più portato alla fedeltà come gli incapaci.

     

    Quanto è successo a queste aziende succede anche nella politica
    italiana: finito il periodo dei tecnici (direi che l'ultimo è stato
    Berlinguer) è iniziato quello dei manager, i Craxi, dopo di che sono
    arrivati i venditori, il cui massimo esponente è stato Berlusconi ed
    oggi, con Monti, siamo all'ultima fase che, se non viene interrotta,
    ci porterà alla rovina.

     

    Certo, se ci si guarda intorno, non si vedono serie alternative: il
    MoVimento 5 stelle ha tradito la sua missione e si ritrova oggi ad
    essere un diabolico incrocio di venditori e di finanzieri: quando
    Pizzarotti è arrivato a Parma si è visto che aveva venduto tutta
    una serie di “prodotti” irrealizzabili Il programma del MoVimento
    poi, è analogo a quello che Monti sta realizzando: ridurre i costi
    della politica per poter così pagare gli interessi alle banche e
    lasciare la politica ai ricchi. Con l'aggiunta del mito della
    tecnologia, di mussoliniana memoria, vale a dire della “rete” che
    nel 2020 si prevede contribuirà all'inquinamento più dei trasporti.

     

    Finora i giovani invecchiati sono stati sostituiti da giovani
    rampanti che sono poi diventati giovani invecchiati: e se stavolta invece…

    di Penta

  • Come si fa a revocare il consenso al trattamento dei dati a Tim se si è passati ad un altro gestore?

     

    Avere un servizio clienti di qualità è molto importante perché è in base alla qualità di quest'ultimo che il cliente si fa un'immagine dell'azienda. Avete mai chiamato il 119? Bisogna essere molto fortunati perché capitano spesso operatori non proprio cortesi e piuttosto incompetenti. Infatti, per questo motivo, lo scorso giugno ho deciso di cambiare gestore. A quest'ultimo, non ho nemmeno dato il consenso a cedere i miei dati a terzi. Nonostante questo, negli ultimi due giorni ho ricevuto ben tre chiamate da Sky ed una proprio da TIM! Curioso che mi chiamassero per una proposta commerciale sul fisso ma d'altronde Tim è stata assorbita da Telecom e quindi in realtà era Telecom che deteneva i miei dati. Deteneva, perché avendo cambiato gestore non dovrebbe più averli ma forse non è così, dunque chiedo alla signorina cosa devo fare per revocare il consenso, a chi devo mandare un fax. Mi risponde: al 119. Chiedo se è anche un fax perché mi sembra strano e la risposta molto scocciata e spocchiosa è che questo l'ho detto io mentre lei mi ha detto di chiamare il 119 . . . Faccio notare che non essendo più cliente tim, la telefonata mi costa ma come
    risposta ottengo che in pratica è un mio problema. Decido comunque di chiamare il 119 ma non mi va meglio. La signorina mi rimbalza dicendo che essendo passata ad altro gestore io per loro non esisto più, che loro non hanno più i miei dati a terminale. Inutile cercare di spiegarle che mi avevano chiamata poco prima per cercare di farmi un'offerta commerciale e che quindi presuppongo ci sia un database che loro usano per il marketing. Lei prosegue sulla sua linea fino a trattarmi come una stupida. Mi chiede il numero, lo inserisce, fa la scena anche di chiedermi il nome e poi mi dice sempre con una fastidiosissima spocchia: "ecco vede schermata nera, noi di lei non abbiamo più niente".  A questo punto le faccio notare che mi sta trattando come una stupida e la risposta è di una scortesia incredibile. La signorina ha la faccia tosta di dire "questo è quello che lei pensa di se stessa".  Di sicuro ho fatto bene a cambiare gestore, anche pagassi di più, che poi non è così perché è anche più conveniente. Telecom si comporta come se avesse ancora il monopolio ma per fortuna non è così. Chiamo ancora e questa volta parla mio marito che come prima risposta ottiene "impossibile, tim non dà i numeri in giro". Da farti cadere le braccia. Ma chi ha risposto? La portinaia del call center? Allora, la domanda è: non sono più cliente tim, come faccio a revocare il consenso al trattamento dei dati? Va a chiedere e torna con il numero del registro nazionale delle opposizioni ed aggiunge che comunicherà il numero al "caring" . . . Che cos'è il "caring?" Saranno mica quelli che ti chiamano per le offerte commerciali? Ma allora il database dà schermata nera o ce n'è un altro? La questione è molto fumosa ma una domanda nasce spontanea: Chi fa i colloqui al call center della tim? Il dott. Thomas? Eh sì, perché lavorano proprio col Q! Ma di sicuro non si può dire che la nostra soddisfazione sia il loro miglior premio.

    di Cinzia Bascetta

  • Seconda Assemblea pubblica sul debito del Comune di Parma

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    Prima l'inchiesta sui responsabili del debito e poi quella su chi lo dovrà pagare

     

    Gli inquietanti contorni di un Comune imprenditore, impresario, speculatore che ha operato sul mercato immobiliare e finanziario come un soggetto privato tra soggetti privati, utilizzando però danaro pubblico e piegando norme di legge all'indirizzo dell'interesse privato, hanno improntato di sé l'intero sviluppo economico-produttivo, sociale, culturale della città.

    Parma è stata trasformata in un gigantesco mercato, per sostenere il quale sono state create bolle immobiliari, fatti lievitare prezzi e valori delle aree e degli affitti, scelti i partner economici, agito sulla leva finanziaria e immobiliare, speculato sul mercato finanziario dei titoli derivati, accumulato in investimenti azzardati e al buio debiti ingentissimi, che, accordati con incredibile disinvoltura da banche compiacenti, senza le sufficienti garanzie, sono lievitati esponenzialmente, facendo esplodere un sistema di governo delinquenziale.

    A fronte di tutto questo è crollato il comparto dell'edilizia, con la drammatica perdita di posti di lavoro; la crisi rischia di investire settori strategici dell'economia locale, dal comparto metalmeccanico a quello agro alimentare sino a quello dell'artigianato e del commercio. La bolla immobiliare e l'espansione incontrollata della città, realizzata in modo scellerato a scapito di un equilibrio ambientale e della stessa identità urbana, non solo non ha fornito una risposta efficace al tema della casa a prezzi accessibili per tutti, ma gli affitti sono ancora tra i più alti e le procedure di sfratto e di mobilità sono in preoccupante aumento.

     

    Anche la Relazione finale sulla gestione commissariale di Mario Ciclosi, nella parte dell’analisi indica una correlazione fra dissesto finanziario, corruttela amministrativa e speculazione privata.

     

    Il Piano finanziario 2012-14, predisposto dal Commissario, tuttavia, nel prefiggersi il risanamento del debito, scarica sulla cittadinanza in modo squisitamente antidemocratico tutti gli oneri, persino le pretese delle società private e delle banche corresponsabili del disastro, senza prevedere il tempo necessario all’accertamento delle responsabilità e al perseguimento dei responsabili, giacché disegna un rientro dal debito in cinque anni, a marce forzate tramite la triplicazione del prelievo fiscale (con particolare riferimento all'aliquota dell'IMU), la cessione di beni municipali, la contrazione dei servizi, la mortificazione della spesa sociale e culturale.

     

    In realtà la “ricetta Ciclosi”, improntata all’unico principio del totale fulmineo risanamento del debito, senza distinguere i responsabili dalle vittime, traccia una linea politica sotto i panni della mera burocrazia contabile. ponendo una sorta di pietra tombale su tutto ciò che è stato, sulla genesi del debito, sui responsabili.

     

    La Commissione di Audit intende evidenziare con forza che il piano di Ciclosi impone ai cittadini tasse e sacrifici praticamente insostenibili e soprattutto iniqui in mancanza di un’inchiesta che acclari le vere ragioni d’ogni quota del debito parmense.

    È un piano inaccettabile per affrontare la grave situazione del Comune di Parma, che al contrario è da valutare attraverso il filtro politico della pubblica utilità e dell’insostituibile bene dei cittadini.

    Tale piano finanziario peraltro è in corso di realizzazione già da alcuni mesi: la macchina comunale sta predisponendo vari interventi improntati all'idea di ripianare il debito, attraverso sforbiciate indiscriminate alla spesa sociale, aggravio della leva fiscale, svendita del patrimonio pubblico, scadenze capestro, risarcimenti e penali a carico del municipio, che di fatto lascia indenni e più ricchi i rapinatori delle casse comunali e chiama a pagare in loro vece chi il furto l’ha subìto.

     

    PER

    fermare questo piano inaccettabile che spaccia per risanamento economico del Comune la sospensione dei diritti,

    ottenere che ogni quota del debito parmense sia accertata, pubblicata e corredata dal nome e cognome di chi l’ha prodotta,

    pretendere che tutti i debiti illeciti e odiosi, accesi o accumulati contro gli interessi pubblici, siano risarciti al Comune dai rispettivi responsabili e non dall’intera cittadinanza.

     

    LA COMMISSIONE DI AUDIT PER L'INCHIESTA SUL DEBITO PUBBLICO ORGANIZZA

    giovedì 5 luglio alle h.21, presso il Centro di via Bizzozzero, Parma

    (portico di Lega ambiente)

    LA SECONDA ASSEMBLEA PUBBLICA

     

    nel corso della quale saranno resi noti gli esiti del lavoro istruttorio finora svolti

     

    • La ricetta Ciclosi: prof. Cristina Quintavalla

    • Dove riprendere i soldi dei cittadini: prof. Carlo Giuseppe Rossetti

    • Il Comune imprenditore: prof. avv. Giorgio Pagliari

    • Lo scandalo SPIP: arch. Mariapia Ranza

     

    Seguirà il dibattito

    Maria Ricciardi (p. Commissione di Audit per l'indagine sul debito pubblico) 

    http://www.liberacittadinanza.it

     

  • Il Consiglio di Stato boccia la giunta formigoni. 16 uomini e solo 3 donne

    Formigoni

    Vittoria definitiva al Consiglio di Stato: la Giunta Formigoni viola il principio dell’equilibrio di genere

    (ne danno notizia l'Associazione Art. 51 e l'Associazione DonneInQuota, con i loro legali Prof. avv. Marilisa D'Amico, e gli avv. Cinzia Ammirati, Massimo Clara, Lorenzo Platania e Stefania Leone)

    Oggi il Consiglio di Stato (sentenza n. 3670 del 2012) ha annullato la sentenza del Tar Lombardia che aveva inspiegabilmente salvato la Giunta Formigoni, allora composta da 15 Assessori uomini e da una sola donna.

    Accogliendo l’appello delle Associazioni, il Consiglio di Stato ci dice oggi due cose importantissime. Prima di tutto che anche la politica soggiace ai principi di diritto. Richiamando quanto già chiarito di recente dalla Corte costituzionale (sent. n. 81 del 2012), il Consiglio di Stato afferma che il riequilibrio di genere, solennemente affermato in Costituzione e nello Statuto lombardo, è principio cogente e non derogabile nemmeno per ragioni politiche. In forza di ciò, il Giudice amministrativo ha quindi riconosciuto l’“evidente violazione di legge”, perché la nomina di un solo assessore di genere femminile contrasta con una equilibrata presenza di uomini e di donne nella Giunta.

    Ma c’è di più in questa decisione. Come noto, temendo questo esito processuale, Formigoni aveva di recente rimesso mano alla Giunta, incrementando – in maniera del tutto insoddisfacente – il numero di donne assessore, portate da 1 a 3, su un totale di 16.

    Ebbene, il Consiglio di Stato, pur non potendo prendere posizione sulla composizione della nuova Giunta, ha dato un segnale forte, spiegando che deve esserci “uguaglianza, o sostanziale approssimazione ad essa, di uomini e donne nelle posizioni di governo regionale”.

    Il principio della parità non è allora soddisfatto attraverso la composizione di Giunte in cui le donne continuano ad avere un ruolo quantitativamente e qualitativamente marginale. La parità esige interventi di sostanza e non di facciata, e il concreto impegno della politica per la realizzazione di una democrazia paritaria.

    di Marilisa D'amico

  • La democrazia diretta e indiretta. Lettera aperta a Beppe Grillo.

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    Caro Beppe Grillo,

    molti dicono che tu hai risvegliato le loro coscienze, beh, volevo dirti che non hai risvegliato la mia perché era già ben vigile e c'è rimasta così ho potuto vedere cosa si nasconde dietro al tuo movimento. All'inizio mi ritrovavo in quello che dicevi poi però ho constatato, al di là delle tante parole contornate da pochi fatti, l'incoerenza con lo stesso vostro non-statuto, regole scritte da te e Casaleggio spesso disattese. A Milano eravamo il gruppo dei puri, che rispettavano il non-statuto, ci avete tenuti buoni assicurandoci che la lista per le amministrative l'avremmo fatta tutti insieme sul portale, in trasparenza ed invece avete mandato avanti il gruppetto dei fedeli concedendogli l'uso del simbolo prima ancora di avere formato una vera e propria lista, lo avete chiamato Gruppo Promotore, avete avvallato un sistema di scrittura del programma (Grupppi di Quartiere) che andava contro le vostre regole di partecipazione sul web ed alla fine le primarie per il candidato sindaco si sono svolte in una riunione in cui erano presenti questi vostri gruppi che naturalmente hanno votato la faccia pulita di Calise mentre la mailing list che avrebbe potuto informare tutta la base del movimento in quei giorni aveva dei problemi. Non ce lo saremmo mai aspettato dai grandi promotori del web.

    Io voglio votare sì, per una persona con un nome e non “un caxxo di simbolo” come dici tu Beppe, ma dovrebbero poterlo fare in primis quelli che votano per il tuo movimento, io voglio votare una persona con le sue idee e non le idee e basta, come invece dice il tuo spin doctor Casaleggio, ed è forse per questo che dice anche che i candidati non devono parlare di sé? E' per questo che li ha chiamati portavoce intercambiabili? Ma caro Beppe, volete cambiare la legge elettorale e poi ci dite che non dobbiamo votare le persone ma i programmi? Questo già lo facciamo. Il vostro uno vale uno è diventato uno vale l'altro.

    In TV non ci andate perché se vi smontano la sceneggiatura costruita ad arte in cui vi muovete apparirebbe il vostro vuoto, costruito sulla demagogia di una finta rivoluzione contro la casta ed i suoi privilegi, qualche volta contro le banche ma solo a parole. Come può Casaleggio andare contro gli interessi dei clienti dei propri partners?

    Io non voglio la democrazia diretta se questo significa attaccare la nostra costituzione per distruggere i partiti nella loro forma puntando il dito contro la mancanza di democrazia che ci sarebbe al loro interno. Io non voglio votare in una rete piena di falsi persuasori come gli 8.000 finti profili web della Bivings, partner di Casaleggio, che con i suoi influencer ha favorito gli OGM della Monsanto. Non ho bisogno di qualcuno che fingendo disinteresse cerchi di influenzare le mie idee in virtù del fatto che il marketing funziona quando ci si persuade che siamo noi a scegliere. La mia coscienza è sveglia, io non voglio credere di essere libera, io voglio esserlo.

    di Cinzia Bascetta

  • Milano. Notizie dal comune dopo un anno di Pisapia

    Www.patriziaquartieri.org

    Da Patrizia Quartieri, consigliere comunale a Milano un piccolo resoconto sull'attività del comune dall'insediamento di Giuliano Pisapia.

    A Milano stiamo un po'meglio perché:

    basta vaschette di plastica nelle mense

    edilizia scolastica manutenzione ordinaria e straordinaria

    trasparenza e partecipazione per stabilire priorità

    avvio risanamento Sogemi ristrutturazione alloggi sfitti nelle case popolari media di 20 al mese (prima solo 10)

    avviata riqualificazione edilizia Umanitaria Via Solari 40

    venduti in beneficenza i biglietti dell’amministrazione per la Prima alla Scala

    attivazione rete notturna ATM

    agevolazioni ATM per tutti gli under 26

    gratuità abbonamenti ATM over 65 a basso reddito

    DomenicAspasso … senza auto

    Istituita Consulta per l’handicap

    Riqualificato Cavalcavia Corvetto

    E perché c’è Piazza Berlinguer ( !!!!!!!!)

    Oltre, come già detto, AREA C, PGT revoca e approvazione

    Tre nuove scuole in cantiere entro quest' anno (via Volga, via Rubattino, via Martinetti)

    Aumento offerta abitativa: gia' ristrutturati due edifici vuoti e abbandonati(via Gonin e via Magolfa=50 appartamenti)

    Revoca vertici ATM

    Revoca Vertici Milano Ristorazione

    Revoca vertici Fondazione scuole civiche

    Abbattimento mostro Monlue'

    Stop ai parcheggi Lavater , Buonarroti

    Patrocinio al Gaypride

    Adottata Convenzione ONU sulla disabilità

    Giunta con 50% donne …… Insieme ad altro che mi farò venire in mente …….Insieme a tanto che ancora c'e' da fare.

  • Acqua pubblica: La delegazione del Coordinamento regionale lombardo dei Comitati Acqua pubblica è stata ricevuta dalla VIII Commissione della Regione Lombardia

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    Report Audizione del Coordinamento regionale lombardo dei Comitati Acqua pubblica, presso VIII Commissione del Consiglio Regionale Lombardia – 9 maggio 2012

     

    La delegazione del Coordinamento regionale lombardo dei Comitati Acqua pubblica (composta da Roberto Fumagalli, Rosario Lembo per il Comitato italiano Contratto Acqua ed in rappresentanza anche del Comitato Milanese Acqua Pubblica, Martina Simonini e Andrea Patroni del Comitato di Sondrio, Luigi Visigalli del Comitato di Lodi) è stata ricevuta in audizione mercoledì 9 maggio 2012 alle ore 10,30 dalla VIII Commissione (Agricoltura, Parchi e Risorse idriche) della Regione Lombardia, in merito alla legge L.R. 26/2003, che disciplina i servizi locali di interesse economico generale, tra cui il S.I.I..

    A differenza di precedenti audizioni scarsamente partecipate, alla seduta della Commissione, che aveva all’ordine del giorno diversi altri punti, erano presenti i componenti di quasi tutte le forze politiche.

    Dopo aver segnalato il ritardo con cui è stata accolta la richiesta di audizione depositata nell’ottobre dello scorso anno, il Coordinamento ha ricordato che le proposte sottoposte all’attenzione della Commissione sono sostenute, oltre che dai Comitati acqua di tutta la Lombardia, anche dalle centinaia di aderenti all’“Appello per l’acqua pubblica in Lombardia”, tra cui molti sindaci, assessori, consiglieri comunali e provinciali, associazioni, cittadini. Il testo dell’Appello e le relative adesioni sono state consegnate al Presidente e ai Commissari.

    La richiesta del Coordinamento Lombardo è quella che la Regione avvii l’iter di riforma delle legge regionale 26/2003 con specifico riferimento al servizio idrico. Le motivazioni sottostanti questa richiesta risiedono in primis nella esigenza di adeguare il testo ai risultati referendari ed alle sentenze della Corte Costituzionale ma anche l’esigenza, particolarmente sentita dai Sindaci, di disporre di un quadro legislativo rinnovato e certo, esigenza che emerge con chiarezza anche dalla Relazione sullo stato di attuazione della legge regionale sui servizi idrici, predisposta dall’Assessorato all’ambiente e risorse idriche che presenta una situazione confusa, disarticolata e non conforme agli adempimenti e scadenze previste dalla stesse norme regionali. Il Coordinamento ha rimarcato che le incongruità e le inadeguatezze del vigente testo della LR, la rendono di fatto inapplicabile mentre in alcuni casi si creano situazioni di stallo o di conflitto tra organismi (vedasi situazione di Cremona).

    Sulla base di questi presupposti, la delegazione del Coordinamento acqua ha auspicato che il Consiglio regionale si faccia promotore (attivando un percorso partecipativo) di una nuova legge specifica sull’acqua (mentre oggi la LR 26/2003 riguarda anche altri SPL), includendo la salvaguardia della risorsa, la riunificazione delle competenze (oggi suddivise tra più enti), una riorganizzazione del Servizio idrico integrato che deve essere sottratto dai servizi a rilevanza economica e che deve essere governato e gestito in maniera totalmente pubblica e partecipata.

    Nelle more di una nuova legge regionale specifica sull’acqua, il Coordinamento ha sottoposto alla Commissione le richieste di modifica della vigente legge regionale n. 26/2003 (così come modificata dalla 21/2010) con specifico riferimento al Capo III ed in particolare agli articoli 47-48-49 che disciplinano il Servizio idrico integrato, proponendo che tale servizio venga definito di interesse generale, privo di rilevanza economica, il cui governo deve essere ricondotto ad un unico organo partecipato dagli enti locali e dai cittadini, con affidamento della gestione ad enti di diritto pubblico. Rispetto alla organizzazione territoriale, si propone di revisionare il modello lombardo fondato sugli Uffici d’Ambito provinciali, sostituendo questa dimensione amministrativa con quella dei Bacini idrografici in quanto questa modalità è in linea con le indicazioni espresse dal Ministero dell’Ambiente rispetto al governo di tutte le risorse idriche e con il processo di riorganizzazione delle Province introdotto dal Governo nazionale. Questa impostazione consentirebbe di introdurre per ciascun ambito il Consiglio di bacino formato da un’assemblea composta da tutti i comuni, rivalutando cosi l’autonomia diretta di governo e di gestione da parte dei Comuni. La proposta si completa con la previsione della partecipazione dei cittadini, attraverso associazioni e comitati degli utenti, anche con funzioni di controllo sulle scelte di pianificazione e di gestione.

    Per quanto riguarda l’affidamento della gestione del SII, la proposta del Coordinamento è quella di eliminare dal testo vigente dell’art. 49 i riferimenti al decreto Ronchi (art. 23 bis, abrogato dal referendum) e alle società patrimoniali (dichiarate incostituzionali dalla Consulta). La gestione deve pertanto essere affidata a soggetti di diritto pubblico, da costituirsi in ogni ATO con la possibilità di individuare più gestori per ogni ATO.

    Il Coordinamento conclude chiedendo che la Commissione prenda in esame le richieste di modifica della legge regionale ed invita il Presidente a farsi carico di presentazione in aula delle proposte di modifica degli articoli contenute nel testo che è stato consegnato ai membri della Commissione.

     

    Il  Presidente della Commissione apre quindi il dibattito (che risulta però “ingessato”, in quanto l’assurdo regolamento interno prevede che i commissari possano solo rivolgere domande alla delegazione in audizione), premettendo, a livello personale, che in presenza di un servizio svolto in monopolio egli non ha preclusioni sulla gestione pubblica; che mantiene alcune perplessità rispetto al governo dei Bacini idrografici (poiché esulano dalle suddivisioni amministrative di carattere extraprovinciale); inoltre auspica il superamento delle gestioni comunali in economia ed evidenzia le difficoltà a reperire le risorse economiche per il finanziamento degli investimenti necessari. Intervengono altri consiglieri evidenziando sostegno alle gestioni pubbliche, con richieste di precisare meglio le modalità con cui si pensa che i cittadini possano intervenire nella gestione, se cioè si pensa ad una rappresentanza nei Consigli di amministrazione degli ATO o delle aziende.

    In riposta a queste domande, i membri della delegazione del Coordinamento rispondono con precisazioni che supportano l’applicabilità delle richieste avanzate, sia rispetto ai bacini, che al reperimento delle risorse.

    Per supportare l’inefficacia del testo vigente della legge regionale, i rappresentanti del Comitato di Sondrio ricordano la situazione specifica dell’ATO di Sondrio, di fatto mai costituito (né come A.ATO né tantomeno come Ufficio d’Ambito) e pertanto senza Piano d’Ambito.

    La seduta si chiude alle ore 11, 30 in funzione della agenda dei lavori della Commissione.

    di Roberto Fumagalli

  • SI SCRIVE BEPPE GRILLO, SI LEGGE ‘NUOVO ORDINE MONDIALE’

    Illuminati

    Grillo non è un uomo libero.
    Le sue esternazioni sono abilmente controllate dalla Casaleggio Associati che ha ordinato al suo Influencer Marketing di non affrontare più le tematiche degli esordi.
    Gli interventi di Grillo si sono concentrati via via in una direzione populista per nulla originale.
    La storia è piena di dittatorelli dal piglio populista migliore del suo.
    E non vedo nessuna “rivoluzione” in un uomo che non distingue la mafia dallo Stato (“Lo stato uccide più della mafia”), che nutre sentimenti xenofobi (“E’ senza senso la questione della cittadinanza ai figli degli immigrati”), che è omofobo (rivolto a Vendola: “ti saluto, frocio”).
    Per un verso i suoi sproloqui sono frutto di una strategia che altri hanno deciso, ma quando Grillo si esprime senza mediazione, è figlio prediletto della democrazia diretta all’italiana nella quale gli stranieri sono criminali, i froci sono froci, e con la mafia si fanno affari perché la mafia non ti strangola.
    Entrando più da vicino nella Casaleggio Associati ci si perde in un vortice di partership dove spiccano Aspen Institute e American Chamber of Commerce in Italy.
    Il Consiglio di Amministrazione della American Chamber of Commerce in Italy risulta così composto:
    Enrico Sassoon, amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy;
    Umberto Paolucci, vice presidente di Microsoft Italia;
    Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea Srl;
    Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia;
    Massimiliano Magrini, country manager Google Italia;
    Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato Ibm Italia Spa;
    Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset Spa;
    Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s;
    Massimo Ponzellini, presidente Impregilo Spa;
    Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney Co. Italia Spa;
    Dario Rinero, presidente e amministratore delegato Coca-Cola Hbc Italia Srl;
    Cesare Romiti, presidente onorario Rcs.
    Quanto a Aspen Institute Italian, fondato da Gianni Letta e presieduto da Giulio Tremonti, è un “laboratorio internazionale” per prendere decisioni a porte chiuse, generalmente antidemocratiche e antipartitiche.
    In sintonia e adesione con l’American Chamber of Commerce in Italy e con Aspen Institute Italian, la Casaleggio Associati non fa mistero delle sue prospettive a lungo termine:
    “ Google, ancora una volta, diventa il centro della rinascita della democrazia diretta, grazie ovviamente alla Rete, nasce Gaia, il nuovo governo mondiale … ogni essere umano può diventare presidente e controllare il governo attraverso la Rete. In Gaia i partiti, la politica, le ideologie e le religioni scompaiono.”
    Grillo forse ignora che la politica è l’unico strumento attraverso il quale sarà ancora possibile difendere i diritti umani, ma questo a Grillo non interessa perché con un reddito personale di quattro milioni di euro l’anno i diritti umani si possono anche comprare e al diavolo chi non può.
    Quella di Grillo non è una rivoluzione ma un rigurgito di conservatorismo tra i più ritriti, quello che non ha progettualità costituente ma si limita ad intercettare il malcontento come piede di porco per scardinare ciò che ancora resta delle nostre garanzie istituzionali.
    Né è prova l’attacco frontale alla Presidenza della Repubblica all’indomani del voto, quando ha scagliato contro la massima autorità dello Stato democratico i suoi seguaci.
    Che spettacolo indegno.
    Con Grillo passiamo dalla Fininvest alla Casaleggio Associati, un cambio aziendale nel quale la “ragione sociale” è sempre la stessa, cambiare tutto affinchè nulla cambi.

    Carla Corsetti

    fonte http://www.facebook.com/gianna.bianca/posts/169574673170776