Categoria: Costume e Società

  • Per fare un uomo ci voglion vent’anni…

    Roulette1

    Per fare un uomo ci voglion vent’anni,

    per fare un bimbo un’ora d’amore,

    per una vita migliaia di ore,

    per il dolore è abbastanza un minuto,

    per il dolore è abbastanza un minuto…

    (Francesco Guccini)

    Il tempo per gli uomini è lento,è più lento della vita di un uomo. Per avere l’ombra di una quercia che abbiamo piantato ci vuole tutta la nostra vita. Per accumulare ricchezza ci vuole una vita di lavoro,per essere un buon professionista anni di dedizione.

    Oppure c’è sempre la rapina. Si può diventare ricchi rapidamente,basta rubare agli altri.

    L’importante è non farsi prendere o rendere legale la rapina.

    Dagli anni ’80 molti “liberali” si accorsero che per diventare ricchi ci si metteva troppo,anche se era nell’economia capitalista americana,i tempi erano lenti. Troppo lenti.

    Quindi fu proposta con insistenza una legalizzazione,o meglio,l’impunibilità della rapina.

    Il meccanismo per generare ricchezza rapidamente non si basava sul prelievo di un’unica somma grande ma nel drenaggio di piccole somme costantemente. Per farlo era però necessario avere a disposizioni grosse masse di denaro,dove il prelievo non fosse mai vistoso. Masse di denaro accumulate da altri in decenni di lavoro dovevano essere disponibili per far arricchire in pochissimo tempo i rampanti yuppies. Fondi pensione,risparmi,ma anche capitali aziendali,di associazioni e anche delle chiese vennero via via assorbiti in un nuovo sistema economico,dove il fine ultimo era il dirottamento di fondi,di capitali a nuovi personaggi che li avrebbero usati finalmente quali nuovi nababbi. L’obiettivo non era più quello liberale della fine del ’700,della borghesia attenta dell’800 e neppure dei grandi capitalisti industriali della prima parte del ’900. Non c’era bisogno di creare nuova ricchezza col frutto del lavoro,della trasformazione di beni semplici in altri più complessi,ma la semplice sottrazione di ricchezze già disponibili. Nessun capitale fu trascurato in un crescendo di coinvolgimento,piccole,medie e grandi ricchezze finirono in un immenso tesoro dove piccole e insignificante percentuali corrispondevano a ricchezze immense. Al saccheggio,dopo gli speculatori di borsa,si aggiunsero i banchieri,i manager industriali e i politici. Coloro che dovevano impedire lo sciacallaggio divennero i principali artefici dello sviluppo del sistema. I politici di ogni schieramento e partito politico,di quasi tutti i paesi del mondo,con qualsiasi sistema di governo divennero fautori del nuovo sistema. Un immenso flusso di denaro che si rincorre lasciando sul suo percorso una parte sempre maggiore della sua ricchezza. Un flusso che arriva alla fine senza risorse e che distruggerà tutta l’economia mondiale.

    Infatti per fare questo gioco ciascuno deve prima comprare le fiche dal banco,deve trasformare qualsiasi ricchezza in soldi da poter giocare sul tavolo mondiale. Foreste amazzoniche,fabbriche storiche,palazzi,i servizi pubblici,compresa l’acqua,le strade. Tutto è in vendita per avere contanti da buttare sul piatto,sempre nella speranza di vincere e quindi oltre a recuperare tutto anche vivere per sempre senza più problemi. I giocatori compulsivi dell’economia sono sempre alla ricerca del colpo grosso,dell’affare sicuro. Ma i soldi non bastano mai,e anche quando vincono abbastanza non smettono. Il materasso al banco dei pegni come nella Napoli del lotto,impegnato al mattino per avere i soldi da giocare con la speranza di averne alla sera molti di più e comunque a sufficienza per riscattarlo.

    E quando iniziarono i segni di crisi del sistema,vennero escogitati nuovi artifici per accaparrarsi nuovi capitali. Le squadre di calcio quotate in borsa per esempio. Come mai un giocatore di calcio può guadagnare come 100.000 lavoratori normali? Cosa produce? Come accresce l’economia facendo gol? Il punto è un altro,il calciatore deve costare tanto ma solo per poter giustificare l’ennesima raccolta di capitali per foraggiare “aziende” totalmente improduttive. Per confondere un po’i mercati si parla di investimenti pubblicitari nello sport,anche se non c’è nessuna correlazione verificabile del ritorno di tali investimenti. E talmente falso il sistema che ciascun manager non investe in pubblicità secondo logiche di mercato ma secondo la propria simpatia o passione per uno sport. L’American Cup,la F1,il calcio,sono tutti funzionali al gioco grande di accaparrarsi più soldi possibile,per quello hanno “costi” sempre crescenti,perché la distrazione di fondi a favore delle persone intorno a questi eventi non bastano mai. Sono personaggi che si conoscono appena,che giocano nell’ombra e solo qualche volta,come nel caso di Moggi,esagerano. Sono l’equivalente degli yuppies della borsa,dei manager delle multinazionali,dei banchieri. Sono funzionali al sistema di raccolta e sperpero dei capitali. Perché non si può ammortizzare lo spreco di un costo di un calciatore,il calciatore non è una macchina che ridarà indietro il capitale investito. Verrà ceduto ad un’altra squadra piangendo per i soldi perduti,lacrime di coccodrillo sui soldi di altri. Il Milan addirittura aveva panchine lunghissime,giocatori messi in attesa per pompare soldi in club diversi. Dato che i calciatori non sono schiavi,l’acquisto e la vendita di calciatori sono solo transazioni per spostare soldi e,ad ogni passaggio,ridurli a favore di banche,avvocati,procuratori e sciacalli vari.

    E mentre ci vogliono centinaia d’anni ad una foresta amazzonica per assumere un valore in legname tangibile,bastano un paio di gol ad un calciatore per avere lo stesso valore.

    E così che anni di studio,anni di pratica medica necessari per fare un buon dottore non sono più confrontabili con chi viene pagato molto di più per stare chiuso in una casa a parlare dei fatti suoi ripreso dal grande fratello. Ma mentre sono tutti presi dalle inutili discussioni,non si accorgono che ogni sms mandato per scegliere un Tizio o un Caio vanno a rimpolpare le casse del gioco grande. Giocando da casa molti sperano di vincere anche loro,diventare finalmente alla pari degli altri “vincenti”.

    Ma nel gioco ci sono finiti anche le nazioni. Non bastava tutta l’economia privata,non bastavano più le ricchezza dei paesi dell’Est,il lavoro delle tigri asiatiche. Il sistema aveva bisogno di nuovi capitali,e chi meglio degli stati con i loro gettiti delle imposte poteva apportarli. E’stato sufficiente trasformare i politici in “manager del sistema pubblico”. I ministri più importanti sono diventati quelli dell’economia. Ministeri come gli interni,la scuola,la cultura,l’esercito,una volta centrali nella politica di un paese sono diventati piccoli ed insignificanti incarichi amministrativi. L’incarico dei nuovi ministri dell’economia e quello di sottrarre capitali da poter giocare nel grande gioco mondiale. Prima i patrimoni accumulati in generazioni,poi le proprietà pubbliche,infine il gettito corrente,tutto è finito sul tavolo,nella speranza del colpo grosso nella roulette mondiale.

    Nemmeno la Chiesa è rimasta fuori dal gioco. Marcinkus l’ha fatta giocare da subito e alla grande. La grande macchina della Chiesa ha iniziato a rastrellare tutto quello che poteva. Una struttura immobile per valori e sistema di pensiero sulla vita e sulla morte è diventata velocissima con la sua banca Vaticana in territorio fuori controllo e sotto la copertura di obiettivi umanitari. Ma neppure i sacramenti ed i conventi erano più adeguati. Le nuove velocità economiche non potevano aspettare nascite,matrimoni e morti,c’era bisogno di entrare nei business sanitari e dell’assistenza umanitaria,con i Don Verzé,i banchieri e faccendieri di dio,del dio denaro. E quando non bastò più un bell’8 per mille,ridiede nuova linfa al sistema della Chiesa. Un flusso costante di denaro,un rubinetto sempre aperto per una vasca bucata.

    Ora ci dicono che i soldi sono finiti,come i giocatori d’azzardo dicono a casa per farsi imprestare altri soldi. E come quelli ci fanno promesse,ce li ridaranno,basterà pazientare,li riavremo con gli interessi. In fondo è un po’colpa nostra se glieli abbiamo fatti prendere anche prima.

    di Andrea Portunato

    Fonte: http://domenicofiniguerra.it/?p=2720

  • QUANDO IL DOLORE NON SI DIMENTICA, ANZI E’ SEMPRE PRESENTE!

    BASTA GUARDARE LA “MADDALENA” IN VAL DI SUSA IO LI CHIAMEREI CRIMINI DI PACE.

    No-tav-val-di-susa

    In nome del pragmatismo, la sinistra ha perso l’anima.
    E’ rimasta senza parole mentre il senso di tutte le parole veniva alterato
    Dagli altri politici. Per timore di apparire poco attuale si è mimetizzata
    Negli stili e nell’immaginario del momento. (…)

    Roberto Savio

     

    Il 23 giugno di settant’anni fa Hitler invadeva l’Unione Sovietica. Si calcola che nell’ultima Guerra Mondiale siano morte milioni di persone. Milioni no migliaia. Gli storici parlano di venti milioni di sovietici morti. Lo storico Viktor Koslov, membro dell’Accademia delle Scienze di Mosca, ci segnala che negli ultimi studi realizzati, una stima approssimativa riferisce 40 milioni di soldati e civili di quel paese.

     

    Stupisce però, che storici, sociologi, psicologi e saggisti non abbiano potuto trovare il modo di spiegare perché la Germania, dopo essere stata sconfitta nella Prima Guerra Mondiale 1914-1918, un quarto di secolo dopo, nel 1939 fa scattare la Seconda Guerra Mondiale. Dopo quella sanguinosa guerra di trincea, dove si sbranavano da ambo le parti, quei giovani muniti di baionette si confrontavano attaccando attraverso i vari fossati, si arrivò agli estremi di scatenare massicci e crudeli bombardamenti su delle città aperte, con l’epilogo da parte degli Stati Uniti d’America del Nord, sganciando bombe atomiche su delle città con migliaia di abitanti. C’è da domandarsi. Cosa è accaduto all’essere umano? Ciò si domandano le nuove generazioni tedesche. Un paese con delle università piene di sapienza, con una importante tradizione filosofica e di infinite ricerche, con importanti movimenti pacifisti.

     

    C’è da ricordare sicuramente il libro di Erich Maria Remarque – un importante trattato antibellico – chiamato “Senza novità dal fronte”, che ottenne il Premio Nobel nel 1928. Il dolore, la stupidità delle armi, la vacuità degli ordini militari, la vocazione assassina che senza badarci abbastanza fa preda e s’impossessa dei giovani inviati al fronte.

    Infatti, su questo particolare, è stato pubblicato ultimamente un libro che ha commosso la società tedesca. “Soldati” è il titolo, ed è un insieme di protocolli sostenuti da tre parole: “lottare, uccidere e morire”.

    Sono le dichiarazioni di soldati intervenuti nelle guerre. Emerge chiaramente in quel contesto come i giovani all’indossare l’uniforme ed essere forniti con delle armi comincino a sentirsi onnipotenti.

    Nell’analisi del libro, Felix Ehring indica come la guerra, “trasforma il soldato in assassino, perché uccidere è una meta del suo facile agire”.

    Il libro è il compendio delle dichiarazioni di veterani di guerra. Lì si evidenzia come si modifica l’essere umano quando viene impartita l’ordine di uccidere, e che il soldato lo assume come un privilegio. Ciò che accade per lui fa parte della normalità essere circondato da cadaveri nella sua quotidianità. La stessa percezione viene percepita dal soldato quando occupa le città nemiche e vede le donne dei suoi nemici. Crede di avere il diritto d’impossessarsi e violentarle. La stessa percezione manifestano i piloti dei bombardieri. Uno dei piloti intervistati orgoglioso della sua funzione dice: “Per noi, piloti dei caccia, era come una specie di prologo al piacere quando dall’alto perseguitavamo colo fuoco della mitragliatrice i soldati nemici in mezzo ai campi”. La stessa cosa accade con i bombardieri quando sganciano le bombe sulla popolazione civile. E’ come sentirsi degli dei, come consegna di un aspetto positivo perché così si “impara a difendere la Patria”. Ci dice ancora Ehring in relazione alle risposte dei soldati: “”Non ci sono contraddizioni, tutti sanno cos’è uccidere e morire”, scontato pure che si tratta della morte degli “altri”, gli esseri u,mani definiti “nemici”, e questi ex soldati non ritengono “necessario” di lamentarsi per ciò che hanno fatto. Gli ex soldati non riescono e non le interessa parlare dei loro sentimenti, anzi riescono a parlare d’altro. Uccidere esseri umani nella guerra si associa ad una specie di sport, e vince chi uccide più gente “nemica”.

    Gli autori del libro “Soldati” Sònke Neitzel e Harald Welzer, hanno avuto la fortuna di scovare alcuni archivi di guerra in cui si trovano le dichiarazioni e i racconti dei soldati, sottufficiali e ufficiali nelle loro missioni. E sono arrivati alle seguenti conclusioni: “Gli uniformati credevano con fede assoluta nei valori militari di durezza, rigore e ubbidienza nel dovere, che è una ubbidienza cieca alle indicazioni di comando. Anche il fucilare civili indifesi fa parte di questo dovere. L’hanno fatti la prima volta per ubbidienza dovuta, in seguito l’hanno fatto per propria iniziativa. In guerra, ogni persona civile è sempre una potenziale meta. Gli autori del libro, dopo un approfondito studio, sono giunti a sostenere che soldati, polizia e membri dei servizi informativi, continuano a pensare, che quello è il loro “mestiere”.

    Sarebbe importante affrontare uno studio similare in Argentina, e indagare il comportamento dei capi, ufficiali e subalterni delle Forze Armate, polizia e gli impiegati dei servizi d’informazione durante il periodo in cui veniva applicato il metodo delle sparizioni (desaparecidos) delle persone.

    Per esempio, studiare se i piloti degli aerei che buttavano i prigionieri vivi al mare, sentissero tutto il potere che percepivano i piloti che bombardavano e bombardano ancora dall’alto le città indifese. Ciò che è importante, e che va studiato approfonditamente, da parte dei nuovi professori delle istituzioni militari per far sì che non si ripeta mai più l’atmosfera vissuta tra i membri delle Forze Armate durante la dittatura.

    E qui nasce la domanda: perché quei membri delle Forze Armate, della polizia, e dei servizi, si sono sentiti onnipotenti e cedettero di essere i padroni della vita e della morte di tutti? Con diritto di uccidere, torturare, far sparire, regalare i bambini delle prigioniere. Ovvero, si sono sentiti con gli stessi attributi dei soldati in paesi nemici? Come i piloti dei bombardamenti delle città abitati da civili? E’ il potere che danno le istituzioni politiche (o economiche) agli uniformati nei momenti di pericolo? Non è forse il l’ora di cominciare un dibattito nelle Nazioni Unite e negli organismi internazionali per cambiare i sistemi di autocustodia e di sicurezza prodotti dall’umanità a partire dagli albori della storia e con il ripetersi di crimini ufficiali ogni volta con più assassinii e violenza al servizio del potere e non della pace tanto interiore come esteriore dei popoli?

    Perché non si tenta una volta per tutte il dialogo di fronte alla violenza e la repressione? E’ così difficile?

    La repressione non è altra cosa che l’onnipotenza del potere. Invece di nuove idee e di conciliazione, si usa il bastone! I gas lacrimogeni illegali per la loro composizione chimica. Sottoporre il nemico alle docce gelate durante l’inverno. O semplicemente, una pallottola. Quando il nemico non impara, allora bastano tre o quattro morti per fare arretrare tutti. E’ questa la consegna del potere. Il buon amministratore non deve perdere mai la pazienza.

    Deve credere nel dialogo. Fare partecipe la società civile nella ricerca di soluzioni ai problemi.

    Mentre la Commissione Ue spinge l’Italia a siglare l’intesa bilaterale con la Francia sulla ripartizione finanziaria, Gianni Vattimo invita l’Europa a non erogare fondi per un progetto <<fatalmente condannato a fallire>>.

    Nel frattempo Angelo Tartaglia, docente al Politecnico di Torino è impegnato a esprimere: “Qualche Buona Ragione (Non Manganellabile)” <Perché la Torino-Lione non ci serve>.

    Tra le altre importantissime considerazioni fatte dal Prof. Tartaglia, trascriviamo alcuni passaggi che mi sembrano cruciali. “…Per altro il flusso di merci in transito sulla ferrovia della Valle di Susa, e anzi attraverso l’intera frontiera italo-francese, è in calo continuo dal 1997 ed è meno di un quinto della capacità attuale della linea.

    Quanto ai passeggeri, il numero di treni tra Torino e Lione-Parigi è stato anch’esso progressivamente ridotto arrivando oggi a due collegamenti al giorno, spesso eserciti, tra Torinoi e Chambéry mediante autobus (ne bastano due per accogliere tutti i passeggeri)….”

    “…E’ rilevante il fatto che i sostenitori del Tav non provano nemmeno a smontare , dati alla mano, considerazioni come quelle che ho appena schematizzato. Preferiscono usare la forza pubblica e la retorica.

    Non si tratta naturalmente di una specie di aberrazione mentale; c’è qualcosa di più sostanziale in gioco.

    Data una grande opera (qualunque essa sia): 1)il sistema finanziario (che anticipa il denaro) ha un guadagno certo e ingente in quanto garantito dallo stato; 2)chiunque controlla il sistema degli appalti ha un potere e un ritorno rilevantissimo, non foss’altro che perché attraverso il meccanismo dei subappalti e sub-subappalti ha la possibilità di lucrare plusvalori estremamenti ingenti senza correre rischi di sorta, che semmai vengono scaricati sui più piccoli al fondo della catena”.

    “Insomma è vero che c’è un problema di ordine pubblico: la società italiana è occupata da una specie di fungo parassita che copre tutta la superficie succhiando linfa vitale e impedendo al sistema di respirare. Abbiamo un grande bisogno di liberarcene”.

    L’articolo completo può essere letto su “il manifesto” del 30-06-2011 a pag.8

    L’altra fonte è: Pagina/12, Buenos Aires, Argentina, del 25-06-2011, di Osvaldo Bayer, “El dolor que no se olvida”.

    Luigi Ragonese

  • Una testimonianza rivela che una circolare Rai vieta di parlare dei Referendum

    2sì per l'acqua

    Ciao a tutti,  

    confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.

    Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche. 

    'E arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure. Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui "il servizio pubblico" viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre  riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente. 

     Il referendum è evidentemente anche questo! 

     

    Mariachiara Alberton

    RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM… perchè il Governo non farà passare gli spot ne' in Rai ne' a Mediaset.

    Sapete perché ? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani:

    Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E' necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone Il referendum non sarà  pubblicizzato in TV. 

     

    I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno. 

    QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.

     

    Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il

    referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.

    Passaparola!

     

  • Processo breve: una buona legge soprattutto se vista da sinistra

      Jogging

    Fa impressione vedere con quanta superficialità è stato bocciato il processo breve dalle forze della sinistra. Certamente i sentimenti nei confronti di Berlusconi hanno giocato un ruolo rilevante nel tacitare la voce della razionalità, e quindi un invito a riesaminare con obiettività il provvedimento si impone. Soprattutto andando al di là degli effetti immediati per prendere in considerazione quelli a medio-lungo.

    L'effetto a lungo termine che più mi fa piacere, anche se molto secondario, sarà che saremo tutti incensurati e scomparirà quella parola così piena di razzismo sociale che è “pregiudicato”: solo i poveracci sono pregiudicati, al di sopra di un certo livello sociale oggi si è al massimo condannati in passato. Anche Beppe Grillo, il più violento come linguaggio nei confronti dei parlamentari parla di loro come condannati, mai pregiudicati.

     Ma veniamo all'effetto più importante, soprattutto direi per la sinistra: l'appropriarsi finalmente della giustizia. Nessuno infatti sarà così sciocco da fare causa a qualcun altro per qualunque motivo: ricordo che saremo tutti incensurati e quindi il processo verrà certamente prescritto, per di più dopo un'ingente spesa per gli avvocati.

    Ed allora, riappropriandoci del nostro diritto naturale di farci giustizia, oggi ahimè così calpestato da coloro ai quali l'abbiamo affidato, reagiremo compiendo quello che oggi viene chiamato reato nei confronti del nostro offensore.

    Rientriamo così nel solco della tradizione italiana del delitto d'onore, in cui il debole si ribellava ai soprusi del potente, anche se, dato il cambiamento di cultura, con esiti molto meno letali.

    Anche coloro che non fanno riferimento né a destra né a sinistra, come i movimenti della decrescita non possono che approvare l'autoproduzione anche nel campo della giustizia. 

    E questo è anche l'inizio del ritorno alla valorizzazione della famiglia, così caro alla Chiesa ed oggi patrimonio purtroppo delle sole famiglie mafiose, famiglia che è d'appoggio nelle azioni di rivalsa.

    E dalla famiglia a legami più estesi, la famiglia allargata,il clan, …. rompendo quell'isolamento cui la vita moderna ci conduce e che nelle grandi città non ci permette nemmeno di conoscere il vicino di casa.

    Anche se meno importanti dal punto di vista morale non sono tuttavia trascurabili le ricadute sull'occupazione, soprattutto per le scuole di arti marziali. 

    Anche il lavoro degli avvocati muterà completamente e verrà di molto semplificato, non più studiare l'enorme mole delle leggi italiane, ma solamente le procedure dilatorie, non ci saranno più assolti ma solo prescritti, anche perché ci saranno solo i reati perseguiti d'ufficio, dato che cercare di far valere le proprie ragioni tramite un processo sarà pura illusione.

    Nasceranno gli studi associati medico-legali, dove un medico suggerirà le malattie meno pericolose per poter rinviare le sedute e scriverà le relative giustificazioni.

    Vedremo così d'inverno e di notte le strade, oggi così deserte e quindi pericolose, percorse da persone in maglietta che fanno jogging rendendo viva la città anche di notte.

    Certo, tutto questo ed altro avranno bisogno di tempo per realizzarsi, ma sono certo che man mano che si realizzeranno le persone oneste che oggi contestano il provvedimento rivedranno radicalmente le loro posizioni.

     di Penta

     

     

  • Sentenza della Corte di Appello di Potenza su ricorso di Copeti Francesco

    Acque – Giurisp.Penale Cass.
    Cass. Sez. III n. 7214 del 25 febbraio 2011 (Ud. 17 nov. 2010)Pres. Ferrua Est. Fiale Ric. CopetiAcque. Natura del percolato

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONESez. III Penale
    Composta dagli ill.mi Sigg.ri Magistrati:Dott. GIULIANA FERRUA. – Presidente -Dott. CLAUDIA SQUASSONI – ConsigliereDott. MARIO GENTILE – Consigliere -Dott. ALDO FIALE – Consigliere Rel. -Dott. ELISABETTA ROSI – Consigliere –
    ha pronunciato la seguente

    SENTENZA
    – sul ricorso proposto da:l) COPETI FRANCESCO N. IL 03/08/1957- avverso la sentenza n. 144/2009 CORTE APPELLO di POTENZA, del 22/10/2009- visti gli atti, la sentenza e il ricorso- udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/11/2010 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALDO FIALE
    – Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Gioacchino Izzo che ha concluso per il rigetto del ricorso.- Udito il difensore Avv.to Nicola D’Argento, il quale ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
    La Corte di appello di Potenza, con sentenza del 22.10.2009, confermava la sentenza 14.11.2008 del Tribunale monocratico di Lagonegro, che aveva affermato la responsabilità penale di Copeti Francesco in ordine ai reati di cui:- agli arti. 45 e 59 legge n. 152/1999 [per avere – in qualità di rappresentante legale della s.p.a. “Medio Agri”, affidataria della gestione dell’impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sant’Arcangelo, di proprietà della locale Comunità montana – effettuato, senza autorizzazione, lo scarico del percolato prodotto in detto impianto nel corso d’acqua denominato “Fiumarella”, all’interno del Parco nazionale del Pollino – acc. in Sant’Arcangelo, il 16.2.20061;- all’art. 181 D.Lgs. n. 42/2004 [per avere effettuato l’attività di scarico anzidetta, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, senza l’autorizzazione dell’autorità preposta alla tutela del vincolo] e, riconosciute circostanze attenuanti generiche, lo aveva condannato alla pena complessiva (condizionalmente sospesa) di mesi quattro di arresto ed euro 22.500,00 di ammenda, con ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi;
    Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il difensore del Copeti, il quale ha eccepito:- violazione dell’art. 521 c.p.p., poiché all’imputato era stato originariamente contestato lo svernamento di “percolato” mentre la condanna ha riguardato lo scolo di “acque reflue”, in una situazione in cui, a fronte di liquami provenienti dall’interno di un impianto di trattamento dei rifiuti, non sarebbero identificabili acque reflue industriali né urbane;- la mancanza di prova certa che i reflui inquinanti provenissero dall’impianto di trattamento e di smaltimento di rifiuti solidi urbani del Comune di Sant’Arcangelo e la incongruità del diniego della richiesta rinnovazione del dibattimento, che avrebbe consentito di fare chiarezza sul punto;- la incongrua individuazione della responsabilità dell’imputato, collegata esclusivamente alla sua qualità di responsabile legale della società affidataria dell’impianto di smaltimento dei rifiuti, non tenendo conto in tal modo dell’esistenza, nella compagine societaria, di organi tecnici preposti a specifici compiti connessi alle varie fasi dello smaltimento;- l’insussistenza del reato paesaggistico, non potendo configurarsi l’effettuazione di alcun “lavoro” che abbia coinvolto beni protetti e non essendo stato specificato “di quali beni paesaggistici si tratterebbe”.
    Lo stesso difensore, poi, con memoria del 27.10.2010, ha articolato “motivi nuovi”, prospettando che:- dopo la sentenza di primo grado sono stati rinviati a giudizio, per i medesimi fatti, il dirigente responsabile dell’ufficio tecnico della s.p.a. “Medio Agri” ed il responsabile tecnico dell’impianto sito nel Comune di Sant’Arcangelo: vertendosi, pertanto, in tema di “connessione” per la contestata cooperazione colposa con il Copeti, il presente processo non potrebbe essere deciso separatamente da quello di nuova instaurazione;- non potrebbe ravvisarsi alcuna responsabilità del titolare della società di gestione di un impianto di smaltimento dei rifiuti nell’ipotesi (corrispondente a quella in esame) in cui esiste l’obbligo giuridico di affidare la cura dell’organizzazione tecnica dell’impianto ad un altro soggetto professionale, le cui competenze esclusive sono stabilite coattivamente e dettagliatamente dalla legge;- incongruamente non sarebbe stato accertato se, tenuto conto della suddivisione delle competenze nella gestione della discarica, “vi sia stato il rispetto delle prescrizioni imposte nel provvedimento di autorizzazione regionale”;- non sarebbero state valutate le prescrizioni prese, all’interno della discarica, per l’efficiente raccolta del percolato.
    MOTIVI DELLA DECISIONE
    Il ricorso deve essere rigettato, perché infondato.

    1. Va affermata, anzitutto, la correttezza dell’inquadramento giuridico della vicenda operato dai giudici del merito ed in particolare la esattezza dell’applicazione, nella specie, della normativa in materia di tutela delle acque dall’inquinamento e non di quella dettata in materia di rifiuti.
    I fatti (accertati il 16.2.2006) sono antecedenti all’entrata in vigore del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e l’art. 8, 1° comma – lett. e), del D.Lgs. n. 22/1977, all’epoca vigente [attualmente art. 185, 1° comma – lett. b), n. 1, del D.Lgs. n. 152/2006 e succ. modif.], già escludeva dal novero dei rifiuti le acque di scarico, ad eccezione dei rifiuti allo stato liquido. I “rifiuti allo stato liquido” sono costituiti da acque reflue di cui il detentore si disfa, senza versamento diretto, non convogliandoli cioè in via diretta in corpi idrici ricettori, bensì avviandoli allo smaltimento, trattamento o depurazione a mezzo di trasporto (vedi Cass., sez. III, 4.5.2005, n. 20679).Alla stregua del principio generale – secondo il quale è l’interruzione del nesso funzionale e diretto delle acque reflue con il corpo idrico ricettore a ricondurre la gestione delle acque reflue medesime nell’ambito dei rifiuti – va individuata la disciplina del “percolato”, che l’art. 2, lett. m), del D.Lgs. 13.1.2003, n. 36 {Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti] definisce quale “liquido che si origina prevalentemente dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi”.Il “percolato”, dunque, ben può assumere la connotazione di “rifiuto” [come è confermato dall’attuale previsione dell’Allegato D) alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006: punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 03] ma ciò soltanto allorquando lo stesso non si configuri quale acqua sostanzialmente “di processo” direttamente smaltita in un corpo idrico ricettore.Nella specie, invece, non si adduce in ricorso l’insussistenza di un nesso funzionale e diretto delle acque reflue con il corpo idrico ricettore.

    2. Non si ravvisa, inoltre, alcun elemento che possa dare consistenza alla denunciata violazione dell’art. 521 c.p.p.Secondo la giurisprudenza di questa Corte Suprema, il principio della correlazione tra fatto contestato e fatto ritenuto in sentenza non va inteso in senso rigorosamente formale o meccanicistico ma, conformemente al suo scopo ed alla sua funzione, in senso realistico e sostanziale.La verifica dell’osservanza di detto principio non può esaurirsi, quindi, in un pedissequo e mero confronto puramente letterale tra contestazione e sentenza, ma va condotta sulla base della possibilità assicurata all’imputato di difendersi in relazione a tutte le circostanze del fatto, sicché deve escludersene la violazione ogni volta che non sia ravvisabile pregiudizio delle possibilità di compiuta difesa.Le Sezioni Unite – con la sentenza n.16 del 22.10,1996, ric. Di Francesco – hanno affermato, in particolare, che “con riferimento al principio di correlazione fra imputazione contestata e sentenza, per aversi mutamento del fatto, occorre una trasformazione radicale, nei suoi elementi essenziali, della fattispecie concreta nella qual
    e si riassume l’ipotesi astratta prevista dalla legge, si da pervenire ad un’incertezza sull’oggetto dell’imputazione” e “… vertendosi in materia di garanzie e di difesa, la violazione è del tutto insussistente quando l’imputato, attraverso l’iter del processo, sia venuto a trovarsi nella condizione concreta di difendersi in ordine all’oggetto dell’imputazione”.Nella vicenda in esame, i contenuti essenziali dell’addebito risultano riferiti, nel capo di imputazione, alla effettuazione dello scarico, nel corso d’acqua denominato “Fiumarella”, del percolato prodotto nell’impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sant’Arcangelo ed in relazione a tale condotta illecita l’imputato ha avuto piena possibilità di difendersi ed è stato condannato previa corretta qualificazione di quel percolato quale acqua di scarico non domestica e senza alcuna immutazione dell’addebito.La qualificazione è corretta, perché le “acque reflue domestiche” sono quelle “provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche”; mentre la nozione di “acque reflue industriali’ ricomprende “qualsiasi tipo di scarico di acque reflue scaricate da edifici in cui si svolgono attività commerciali e industriali, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento”.

    3. Quanto alla riconducibilità, in punto di fatto, dei reflui inquinanti all’impianto di smaltimento “de quo”, i giudici del merito hanno dato puntualmente conto degli accertamenti eseguiti dai verbalizzanti, i quali, risalendo il torrente “Fiumarella”, ebbero a ripercorrere a ritroso il deflusso delle chiazze nerastre notate sulla superficie delle acque dell’invaso della diga di Monte Cotugno fino ad individuarne la fonte originaria costituita dal pozzetto di scarico delle acque piovane posto all’uscita dell’impianto, ove già erano visibili altre analoghe macchie di colore nerastro.La difesa prospetta genericamente la possibilità di provenienza di sostanze inquinanti da altre fonti, ma le censure concernenti asserite carenze argomentative sui singoli passaggi della ricostruzione fattuale dell’episodio e dell’attribuzione dello stesso alla persona dell’imputato non sono proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia sorretta, come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo, esteso a tutti gli elementi offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura del quadro probatorio, alla stregua di una possibile diversa ricostruzione del fatto, e, con essa, il riesame nel merito della sentenza impugnata.Deve altresì rilevarsi che, con i motivi di appello, era stata richiesta, ex art. 603 c.p.p., la rinnovazione parziale del dibattimento per l’espletamento di una consulenza tecnica di ufficio rivolta ad accertare la presunta pericolosità del percolato e tale richiesta deve ritenersi legittimamente respinta, esulando dall’impostazione dell’impianto accusatorio.

    4. Il Collegio ritiene – conformandosi all’orientamento di carattere generale espresso, in tema di reati ambientali, dalla giurisprudenza costante di questa Corte (vedi ad esempio Cass., sez. III: 8.5.2009, n. 19332, Soria; 3.3.2009, n. 9497, Martinengo; 26.11.2001, Spada) – di dovere affermare il principio secondo il quale il legale rappresentante di una società esercente un impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti solidi urbani è tenuto, quale destinatario degli obblighi previsti dalle norme di settore, ad osservare le disposizioni legislative, regolamentari e provvedimentali in materia di tutela dell’ambientale, nonché a richiedere tutte le prescritte autorizzazioni.Tale soggetto, inoltre, non può essere esonerato dalla responsabilità personale a causa dell’eventuale responsabilità concorrente di colui che in concreto gestisce l’impianto, tenuto conto che il legale rappresentante dell’ente imprenditore risponde pur sempre a titolo di colpa per inosservanza del dovere di adottare tutte le misure tecniche ed organizzative di prevenzione del danno da inquinamento (vedi Cass., sez. III, 10.5.2005, n. 20512).

    5. L’affermata sussistenza del reato paesaggistico risulta conforme al consolidato orientamento di questa Corte secondo il quale, in tema di tutela delle zone paesistiche, configura il reato di cui all’art. 181, 1° comma, del D.Lgs. n. 42/2004 qualunque modificazione dell’assetto del territorio, in assenza di autorizzazione, attuata attraverso interventi di qualsiasi genere, in quanto con le disposizioni a tutela del paesaggio si è inteso assicurare una immediata informazione ed una preventiva valutazione da parte della pubblica Amministrazione dell’impatto sul paesaggio di ogni tipo di attività intrinsecamente idonea a comportare modificazioni ambientali e paesaggistiche.Nella specie, l’esistenza del vincolo paesaggistico non può porsi in dubbio allorché si consideri che l’attività incriminata si è svolta all’interno del Parco nazionale del Pollino [area tutelata ex lege già ai sensi della legge n. 431/1985 ed attualmente a norma dell’art. 142, 1° comma – lett. f), del D.Lgs. n. 42/2004] ed i giudici del merito (pure a fronte di un reato formale e di pericolo) hanno accertato una effettiva compromissione dei valori del paesaggio indotta dall’insudiciamento evidente delle acque di un torrente e dell’invaso di una diga.

    6. Manifestamente infondata, infine, è la richiesta di “attuazione della disciplina di legge sulla competenza per connessione”, svolta con i “motivi nuovi” depositati dal difensore, in quanto la riunione di processi è prevista dall’art. 17 c.p.p., nei casi di connessione di cui all’art. 12 dello stesso codice, soltanto per procedimenti pendenti nello stesso stato e grado davanti al medesimo giudice e quando non derivi un ritardo nella definizione degli stessi.

    7. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
    P.Q.M.
    la Corte Suprema di Cassazione,
    visti gli artt. 607, 615 e 616 c.p.p.,rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

    ROMA, 17.1 1.2010
    DEPOSITATO IN CANCELLERIA 25 Feb. 2011

  • Giappone : i media ufficiali hanno superato tutti i limiti della decenza!

    Giappone-Fukushima_centrale_nucleare-495x350

    Nelle ultime settimane ho notato uno sconcertante silenzio da parte dei TG sul Giappone . Si , se ne parla , ma decisamente poco , dopo aver dato tutte le altre notizie e  preoccupandosi , più che di dare la notizia corretta , di non allarmare la popolazione .

    Peccato che io le notizie ormai le cerco soltanto su internet perché non credo più sostanzialmente nulla delle notizie fornite dai media ufficiali : le  seguo solo per vedere fino a che punto puo’ arrivare la loro malafede  e fino a che punto il senso critico della gente possa non essere in grado di capire quanto siano diventati inutili  . In realtà i telegiornali si reggono sul fatto che la gente quando li guarda non li segue per niente , tra le strilla dei bambini e delle mamme o i commenti sui vestiti o sulle espressioni del volto o sulle urla dei politici .   Basterebbe seguire un attimo con un minimo di attenzione cio’ che dicono per capirne la loro nullità. Ma pochi in realtà lo fanno.

    E su internet si trovano notizie sconcertanti come , per esempio quella che il terremoto potrebbe essere stato indotto dall’Haarp ,  notizia che, non essendo riportata da nessun media ufficiale, non viene creduta dai più  e sulla quale i blogger si dividono : resta il fatto che questo famoso Haarp , una vasta distesa di antenne produttrici di onde elettromagnetiche, situata in Alaska , di cui nessun media ufficiale ha mai parlato,  che sarà costato probabilmente qualche miliardo di dollari , nessuno sa dire “ufficialmente” a che cosa dovrebbe servire .

    Altrettanto sconcertante la notizia che Helen Caldicott , una delle maggiori esperte di nucleare in campo mondiale avrebbe sostenuto che la gravità delle conseguenze del disastro potrebbero essere almeno 30 volte superiori a quello di Chernobyl , disastro che aveva portato (ma le notizie ufficiali lo hanno tenuto celato per decenni) almeno 1 milione di morti.  http://www.ecplanet.com/node/2384.

    I media ufficiali ci hanno sempre cercato di convincere che non sarà un altro Chernobyl , ma sarebbe bastato un minimo di buon senso per capire la truffa : la centrale è molto più grossa , i reattori sono tanti , e il nocciolo è fuso .

    Quanto c’è stato il disastro di Chernobyl ci dicevano che il nocciolo era integro e , adesso , per spiegare che il disastro non è cosi’ grande ci dicono che invece allora si era fuso! Un apotesosi di menzogne!

    E veniamo ad oggi : tg 3 delle 19.00 . Forse ancora qualche illuso si aspetta che il tg3 in quanto di sinistra  sia più serio e fedele alla realtà : pie illusioni!

    Campeggia anche oggi la Libia ,  anch’essa col suo castello di menzogne sempre meno credibili .

    Ma dopo la Libia arrivano i libici a Lampedusa , con Mustafà che vuole fare il  barbiere in Italia .

    Seguono altre notizie di basilare importanza : la riforma della giustizia, il federalismo , i litigi tra Frattini e Di Pietro , che non è chiaro perché abbiano litigato visto che , come La Russa ha confermato , alla guerra sembra che non si sia opposto sostanzialmente nessuno (tranne Bossi). E poi ancora la Parmalat , l’Enia . Solo la nazionale di calcio hanno avuto il pudore di posporla al Giappone .

    E finalmente alle ore 19.28 il servizio sul Giappone : durata 1 minuto e mezzo .

    Forse non c’era nulla da dire ?  Mah , giudicate voi :  3 dei tecnici che lavoravano per lo spegnimento dell’incendio sono stati ricoverati . E anche qui menzogna : sono stati colpiti da un ondata di radiazioni : grottesco !  Sono 3 settimane che sono colpiti da ondate di radiazioni e il fisico oggi non ha più retto: domani toccherà ad altri , e nel giro di qualche giorno potrebbero mollarci tutti e la loro morte è certa . E quando saranno morti l’incendio sarà li’ a bruciare indisturbato insieme a tutti i noccioli di tutti i reattori compromessi . Chiaro il concetto!  Ho fatto due conti dosimetrici : i lavoratori hanno già superato di almeno 50 volte il limite al di sopra del quale ci sono sicuri danni alla salute : cioe’ 1 sievert . Intorno al reattore ci sono infatti circa 200 milli Sv /h , praticamente come fare un esame TAC ogni 20 secondi per 20 giorni . (Anche se qualcuno per confondere ulteriormente le acque ha parlato di microsievert) .

    In altri termini coloro che sono stati sottoposti a radiazioni anche di decine di volte meno ma superiori a 1 Sievert non avranno conseguenze nell’immediato ma avranno sicuramente un cancro ( popolazioni nelle aree vicine ?  Tokio ? ) a distanza di anni .

    Del resto il cancro per i mass-media non fa notizia , come non fa notizia cio’ che provoca danni a distanza di 10 anni : quindi non interessa .

    Tuttavia l’emotività della gente si ingenera dalla notizia : hanno parlato per mesi di Sarah Scazzi e di Yara Gambirasio : conseguentemente la gente ha paura  che i propri figli vengano rapiti .

    A parte che nel frattempo qualche altro centinaio di minori è sparito nel silenzio assoluto  anche se a sparire fossero state solo le due ragazze la gente avrebbe paura ugualmente .

    Non fanno notizia i 20.000  giovani sotto i 20 anni che muoiono ogni anno di cancro in Italia  per motivi vari tra cui l’inquinamento atmosferico e l’alimentazione tossica .

    E cosi’ la gente che dovrebbe avere 10.000 volte più paura per i propri figli del tumore che non del rapimento si trova completamente fuori strada : controllare ogni minima mossa ma mangiare  e respirare qualunque schifezza : perfetto signori , il condizionamento delle menti è servito!

    di Gian Paolo Cavallaro

  • Figli dell’unità? Io mi sento figlia della Repubblica


     

    Oggi nel giorno dei 150 anni dell'unità d'Italia io non festeggio ma non per gli stessi motivi per cui non lo fa la lega bensì, come dice la canzone, perché nessuno ci racconta perché stiamo festeggiando. La storia può insegnare molto ma solo se viene riportata in maniera corretta. La spedizione dei mille altro non fu che la conquista del sud da parte dei Savoia, un Sud ricco e fiorente che fu piegato e depredato. Il Risorgimento sarà anche stato pieno di buone intenzioni ma ciò che i Savoia fecero nel sud non è da festeggiare. Per questo esporrò il tricolore il 2 giugno per festeggiare con orgoglio e onore la festa della nascita della Repubblica Italiana e la successiva entrata in vigore della nostra Costituzione con la C maiuscola, nella speranza che non venga depredata anch'essa ma che diventi un faro sulla nazione per la tutela di tutti i cittadini italiani uniti dal nord al sud.

    di Cinzia Bascetta

  • Dall’arena alla Tv. Donne in pezzi. Dignità in pezzi.

    Cauldron_Montami

    Nel giorno della festa della donna ritengo che in questo paese non ci sia proprio nulla da festeggiare. La mia dignità di donna non ne può più di essere fatta in pezzi. Anche nelle trasmissioni più serie ti tocca sentire un Placido qualunque che a 64 anni si lascia andare in affermazioni del tipo "la diciottenne sessualmente è più interessante" oppure una quarantenne prosperosa… non c'è un film dove non ci sia una donnaccia di gomma che piace a omuncoli con cervello di gomma. Cambi canale ed ecco un'altra squallida conduttrice che dice "che entrino le bocce di Francesca e Cristina" Vale a dire, loro possono anche stare fuori tanto a noi interessano solo le bocce. Per quanto tempo dovremo vedere ancora donne deformate, fatte in pezzi ed usate per controllare uomini con una boccia al posto del cervello? Donnucole cui la cultura della TV ha insegnato che la massima aspirazione è fare la velina. Uomini e donne cui è stato completamente lavato il cervello per tenerli in pugno per dominarli esaltando e deformando i loro istinti più bassi e animaleschi. Cos'è rimasto di loro? Nulla. Donne schiave senza dignità, squartate da macellai e vendute in pezzi ad un popolo sempre più ignorante. I romani intrattenevano il popolo bue con la violenza, oggi nell'Arena Televisione donne decerebrate vengono fatte in pezzi per maschi decerebrati, d'altronde l'arte non è mai stata per il popolo, meglio dargli pezzi deformi venendo meno ad ogni logica di armonia e proporzione per esaltare menti sempre più deviate. E' il modo più semplice per asservire un popolo di consumatori.

    Lo sa molto bene anche Lorella Zanardo, autrice del libro "Il corpo delle donne" che in occasione dell'incontro pubblico del 23 febbraio 2011 dal titolo "Donne in pezzi" rimarca come siano proprio i telegiornali i primi a fare servizi sulla chirurgia estetica. In questo modo ricorrere alla chirurgia estetica sembra una cosa normale, "l'hanno detto al Tg". 

    Addirittura recentemente un Tg, parlando di chirurgia estetica, si esprimeva così:  "anche gli uomini hanno sempre più cura del loro corpo", confondendo la cura del corpo con la cura dell'aspetto estetico tra l'altro portata all'estremo. Tornando all'incontro pubblico sulla dignità femminile, sempre la Zanardo dichiara che è in atto un processo di umiliazione delle donne e anche degli uomini. Basta guardare come vengono montate le scene, per vedere espressioni quasi scimmiesche del pubblico maschile evidenziate ed accostate ad immagini di semi-nudo femminile. Lorella è anche protagonista di un progetto che si chiama "nuovi occhi per la Tv". I destinatari sono gli studenti delle scuole superiori. Neanche i bambini sono esenti dall'influenza negativa che il mondo della televisione e della pubblicità esercita su di loro. I bambini di una scuola primaria di Milano godono di vista panoramica su un cartellone pubblicitario che mostra il sedere di una modella sotto la gonna svolazzante. Cosa pensa un bambino di fronte ad un cartellone pubbilicitario con una ragazza chinata di profilo, nuda e la scritta MONTAMI A COSTO ZERO? L'associazione DonneInQuota si oppone allo svilimento della dignità femminile nelle pubblicità e quando necessario si appella agli enunciati dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria per far ritirare la pubblicità svilente. In questo caso ci sono riusciti ottenendo anche le scuse della Cauldron Holding, produttori di pannelli fotovoltaici. L'associazione, non a torto, sostiene che gli adolescenti ed i pre-adolescenti non abbiano gli stessi strumenti critici o di decodificazione del messaggio degli adulti. Questi tipi di linguaggio d'immagine o testuale e l'ambigua associazione dei due impedisce la crescita e formazione di parità di genere, in quanto oggettifica e mercifica la bellezza femminile, negando ipso facto alla donna la dignità di una parità di riconosciuta cittadinanza. In quanto all'opposto di modelli di comportamento femminile talentuoso, competente e autorevole, le giovani generazioni avranno introiettato modelli di offerta di sé o comunque di comportamenti stereotipati negativi nei confronti delle donne. Come ricordato da Patrizia Quartieri, Presidente Commissione Pari Opportunità del comune di Milano, che ha organizzato questo interessantissimo incontro, i manifesti vengono subiti e non si tratta di censura, la domanda che dovremmo farci è: perché in nome del mercato certi valori possono essere declinati in altro modo? Sempre Patrizia Quartieri afferma: "siamo di fronte ad un oggettivazione del corpo femminile usato per vendere".

    Oggi, 8 marzo, un augurio a tutte noi donne di riprenderci la nostra dignità.

    Per segnalazioni o iscrizioni: http://www.donneinquota.org/

    Progetti per le scuole (Educazione alla sessualità, laboratori di prevenzione della prevaricazione tra pari, sostegno alla genitorialità, percorsi di prevenzione degli abusi sessuali sui minori, sportelli di ascolto per studenti, genitori e consulenza per insegnanti) per informazioni scrivi a lombelico.direttivo@gmail.com

    di Cinzia Bascetta

  • Primo marzo: una giornata senza di noi

    Migranti

    Lo scorso anno la giornata del primo marzo ha lanciato innanzitutto un monito: “una giornata senza di noi”. Il noi si moltiplica, cambia di segno, diventa proposta di costruzione di una possibilità di uscita dalla crisi, insieme.

    Lo scorso anno i migranti di Rosarno si sono ribellati dandoci una lezione di dignità,  per il diritto alla vita, alla salute, al reddito. I migranti tornano ad essere protagonisti in prima persona, le proteste si sono allargate a Brescia sulla gru e a Milano sulla torre, ma anche in diversi paesi europei  …. Le rivendicazioni degli immigrati parlano della possibilità di difendere ed estendere i diritti di tutte e tutti per un futuro diverso. 

    Notizie drammatiche giungono però in queste ore dalla Libia, dove il governo di Gheddafi sta reprimendo in un bagno di sangue le legittime proteste di quello che fino a ieri chiamava il suo popolo. 
    Per anni i governi italiani hanno stretto patti con il governo libico, accordi in cui i migranti sono stata merce di scambio;  persone consegnate nelle mani della repressione più dura, persone che cercano di raggiungere l'Europa. Il risultato sono stati migliaia di morti nel deserto libico, migliaia di detenuti nei centri di detenzione libici, senza alcun diritto.

    Di fronte a tutto questo non esistono "se e ma". Bisogna scegliere ancora una volta da che parte stare. Dietro la maschera della cooperazione l'Italia e l'Unione Europea sono responsabili delle politiche portate avanti da governi dittatoriali contro i migranti e tutti i loro cittadini, cui viene fornito appoggio militare, economico e tecnico. 

    Con inqualificabile cinismo, in queste settimane, di fronte alla lotta per la libertà di centinaia di migliaia di uomini e di donne, l'unica preoccupazione è sembrata essere una fantomatica invasione di disperati. Maroni agita nuovamente lo spettro delle invasioni barbariche solo per giustificare le proprie scelte repressive e razziste.  Non c'è nessuna invasione. Quegli uomini e quelle donne seguono con coraggio la speranza della libertà e di una vita migliore.  

    Quest'anno il primo marzo vuole essere una giornata che guarda alla forza e alla determinazione che ci stanno insegnando gli egiziani, i tunisini, i libici, affermando il diritto di vivere degnamente nei propri paesi, perché stanchi di vivere in paesi impoveriti da regimi autoritari o di avere come unica alternativa quella di immettersi nella spirale infernale della migrazione verso la "ricca Europa". 

    Il primo marzo sarà un'occasione per affermare il diritto di restare dove si è scelto di vivere, per il diritto a non migrare forzatamente, contro il ricatto della Bossi-Fini, il razzismo istituzionale. 

    Il primo marzo sarà una tappa di costruzione di norme condivise di cittadinanza aperta ed includente , per un nuovo welfare, per uno statuto dei diritti e per la costruzione di relazioni e confronto oltre la strumentale e retorica imposizione dell'omologazione linguistica e culturale, per affermare la nostra voglia di vita e per dire che i nostri diritti ce li costruiamo, ora, tutti insieme.

    Esprimiamo inoltre il nostro appoggio ai popoli e alle persone che con coraggio lottano per i propri diritti e la propria dignità.

    Milano-Locandina-1-Marzo

    http://www.dimensionidiverse.it/dblog/

  • Odio l’indifferenza e gli indifferenti. Presidio al consolato libico al grido di Basta Sangue!

     

     

    Oggi, mentre cittadini libici, italiani, alcuni partiti ed associazioni manifestavano contro il genocidio del popolo libico, in galleria Vittorio Emanuele una folla si accalcava intorno ad un palco ottagonale, sopra c'era un divano, dietro, un camerino a vista di L'Oreal, a lato la scritta fashion week. La gente si fermava e aspettava,…. cosa? Non si sa. Aspettava che si manifestasse un qualcosa. O forse erano tutti interessati alle lezioni di trucco degli esperti L'Oreal Paris dentro il camerino…. Mi avvicino al luogo del presidio e sento un signore commentare "sono tutti figli di Allah" non resisto e rispondo "sono tutti figli di Dio come noi", finalmente raggiungo il consolato libico e posso abbracciare i miei amici. Se penso che pochi giorni fa proprio con uno di loro si parlava della possibilità che anche il popolo libico insorgesse… ed ora è successo ed è iniziato un incubo per una nazione nelle mani di un dittatore che bombarda la sua stessa gente con gli F16 e assolda mercenari per sparare indistintamente a uomini, donne e bambini. I libici dicono "ma quali americani, siamo noi, il popolo, che facciamo la rivoluzione, sono 40 anni che sopportiamo. Noi in Libia siamo tutti d'accordo, se va via lui facciamo un governo democratico" Approfitto anche per parlare della religione musulmana e chiedo al mio amico di spiegarmi bene cosa insegna l'islam per quanto riguarda i rapporti con le altre religioni. Spiego a lui che ci sono persone che sostengono che tutti i musulmani vogliono fare la guerra santa ai cristiani, cosa che naturalmente io non credo. La sua risposta è semplice, mi dice che l'islam insegna che tutti sono liberi di pregare il loro dio, Maometto fece guerra in passato a dei popoli vicini che volevano rovesciarlo ed ucciderlo perché lui era diventato potente ed aveva un gran seguito. Maometto all'epoca aveva apportato cambiamenti rivoluzionari nell'islam, la donna precedentemente era considerata alla stregua di una bicicletta, avere una figlia femmina era quasi un disonore e molte neonate venivano uccise.  Maometto non doveva essere ben visto anche per questo. Ogni vero musulmano spera che gli altri si convertano per la loro salvezza ma mai obbligandoli con la forza.
    Come posso vedere nei suoi occhi sinceri un nemico? Come posso avere paura di lui? E' lui oggi insieme a tutto il popolo libico ad avere bisogno del nostro sostegno. Al presidio ho sentito ragazzi libici lamentarsi giustamente del fatto che l'Italia non avesse preso subito posizione contro Gheddafi e indignarsi per le dichiarazioni di Berlusconi, indignazione condivisa dagli italiani presenti. Poi ho sentito dire da un giovane libico "il popolo arabo deve fare amicizia con il popolo italiano".  Ha proprio ragione, sono i popoli i soggetti primari che devono solidarizzare, il popolo sovrano prima di tutto. 

    di Cinzia Bascetta